La guerra al virus

Di Tommaso Merlo (Categoria: Attivisti):

Quella contro il virus viene dipinta come una guerra. Osservando come le truppe italiane la combattono si capisce come i contemporanei la guerra l’abbiano vista giusto in televisione spaparanzati sul divano di casa. L’Italia ha intrapreso questo conflitto con un esercito malconcio. Con uno stato sociale spolpato ma anche con truppe lacerate da divisioni intestine. Divisioni politiche, sociali, geografiche che han trasformato una guerra mondiale in una guerra civile. Truppe che invece di marciare unite contro il nemico comune passano il tempo a pestarsi i piedi. Truppe che invece di ricompattarsi attorno a chi piaccia o meno detiene le redini del comando, passano il tempo a denigrare e pontificare con qualche fanatico che addirittura diserta. Questo mentre quel nemico invisibile e silenzioso continua a dilagare. Mietendo vittime e mettendo in ginocchio una civiltà che si credeva invincibile ma che si ritrova con arsenali zeppi di armi devastanti ridicolamente inutili. La battaglia della prima ondata è stata in realtà vinta dalle truppe italiane, questo perché alla fine la paura è riuscita là dove stava fallendo il buonsenso. Sorpresi da un nemico così atipico e spaventoso, la paura ha persuaso la grande maggioranza dei cittadini a combattere diligentemente nel proprio spicchio di trincea. Rispettando le regole e proteggendo se stessi e gli altri. Placata la furia pandemica in troppi han creduto che la guerra fosse vinta. Il nemico è invece tornato più feroce di prima e la battaglia della seconda ondata si prefigura ancora più cruenta. Era lecito aspettarsi che si fosse appresa la lezione e che tutti tornassero prontamente nei ranghi. Ed invece è ripresa la cagnara. Ad accendere polemiche sono soprattutto le fazioni che vorrebbero comandare e quindi attaccano il generale e tutto il comando governativo. Alimentando il malcontento tra le truppe. Manipolano gli eventi della guerra a piacimento. La loro smania di potere è talmente accecante da spingerli ad esporre l’intero paese al rischio di una disfatta. Sgomenta che certa incoscienza autolesionista provenga da quelle destre per tradizione guerrafondaie e che si definiscono vere patriote sempre pronte ad immolarsi a difesa dei sacri confini. Adesso che scoppia una guerra nella loro madrepatria si mettono a fare i capricci prestando il fianco al nemico. Tipico dei militari a chiacchiere. Di quelli che la guerra l’hanno giusto in vista in televisione spaparanzati sul divano di casa. Ma la cagnara è dovuta anche ai seminatori di zizzania di professione. Le caste dell’informazione nostrana che passano il microfono ad ogni flatulenza generando risse e passando il tempo a fare le pulci come se loro fossero chissà quali napoleoni col piano risolutivo in tasca. Spingendo le truppe a pestarsi i piedi a vicenda invece che marciare unite contro il nemico comune. Spingendo le truppe a dividersi o addirittura a disertare invece che ricompattarsi attorno a chi piaccia o meno detiene le redini del comando. Perché non è una guerra civile, è una guerra mondiale. Una guerra inedita. Un nemico inedito. Contro cui l’unica arma di difesa è il senso civico di tutti nessuno escluso. È valso per la prima ondata e varrà anche per la seconda. Oggi come mai dipendiamo gli uni dal comportamento degli altri. Oggi come mai si vince e si perde tutti insieme. Ognuno battagliando nel proprio spicchio di trincea. Fino alla vittoria.

Tommaso Merlo



FONTE
: Tommaso Merlo