La fine di Trump e quella del sovranismo

Di Tommaso Merlo (Categoria: Attivisti):

Trump finisce nel cassonetto della storia, il sovranismo non ancora. Trump ha incassato una quantità di voti impressionante a dimostrazione di quanto il sovranismo sia radicato nella società a stelle e strisce. Un problema che ci riguarda da vicino visto i cheerleaders trumpiani che ci ritroviamo da questa parte dell’oceano. Con Joe Biden torna giusto una rivoluzionaria normalità, un presidente “di tutti” che abbasserà i toni cercando di “guarire” le ferite lasciate dal suo predecessore. Ma il neopresidente non ha in mano un progetto alternativo di società, non ha un vero antidoto politico al sovranismo. Biden è un degno rappresentante di quell’establishment democratico che per decenni ha assecondato le peggiori derive neoliberiste. Facendosi casta, inchinandosi alle lobby, riempiendosi la bocca di chiacchiere ma di fatto voltando le spalle ad interi territori e fette di popolazione. Un establishment elitario che non ha saputo dare risposte alle nuove istanze sociali ed è stato una delle cause dell’ascesa sovranista. Joe Biden è di fatto Hilary Clinton più vecchia e con il pisello. Non bisogna quindi aspettarsi un granché se non una rotta più di buonsenso e politically correct. Molte più speranze le offre invece Kamala Harris e tutto quel movimento multiculturale che si è coalizzato intorno alla candidatura di Biden o meglio che avrebbe votato chiunque pur di sbarazzarsi di Trump. Tanti giovani, tanti movimenti di protesta, le comunità più diversificate e dinamiche delle grandi città. Un fermento che potrebbe diventare un laboratorio interessante e produrre qualche proposta politica anti-sovranista mentre nonno Joe sonnecchia nello studio ovale. Quello che ci vorrebbe anche da noi. Non un mondialismo lassista alla falce e martello, ma un sensato realismo in cui la diversità torna ad essere un pregio e non un difetto, in cui la persona torna al centro della politica a prescindere dalla confezione e dell’etichetta e in cui tornano ad echeggiare parole di cooperazione e tolleranza. In cui si torni sul difficile percorso dell’unirsi invece che nella illusoria scorciatoia del dividersi. Tra persone, tra gruppi, tra nazioni. E questo non solo per vaghe ragioni ideologiche ma perché tutte le sfide che abbiamo difronte sono globali e solo globalmente possono essere vinte. Da quelle economiche a quelle climatiche. Da quelle migratorie a quelle pandemiche. Il sovranismo non è altro che un rabbioso tentativo di opporsi ai grandi cambiamenti in corso rinchiudendosi dentro a qualche muro di cemento armato o mentale. Il sovranismo non è altro che un disperato tentativo di “conservazione” rispolverando decrepite ricette di destra. Il nazionalismo, i confini, le tradizioni, il bigottismo e qualche intrepido sovrano che incarni i propri istinti egoistici ed identitari. Una ricetta molto accattivante perché quella del cambiamento è una delle paure più diffuse. Paura di perdere quello che si crede di essere, quello che si ha, le proprie routine e finte certezze. Una ricetta molto accattivante perché molto più “facile” e sbrigativa. Quella di sbattere la porta invece di fronteggiare società e problemi sempre più complessi e destabilizzanti. Con la fine di Trump si capirà anche se il sovranismo sia la nuova destra di oggi oppure se si tratta solo di una sbandata estremista passeggera, una sorta di reazione isterica ai profondi cambiamenti in atto e presto tornerà una destra più moderata e sensata. Tutti problemi che ci riguardano molto da vicino visto i cheerleaders trumpiani che ci ritroviamo da questa parte dell’oceano. Anche il sovranismo è di fatto una sfida globale. La fine di Trump è una salutare liberazione ma solo un primo passo affinché anche il sovranismo finisca nel cassonetto della storia.

Tommaso Merlo



FONTE
: Tommaso Merlo