La fame nel mondo si può vincere. Ma poi inizia il buffet e ci si dimentica tutto.

Il 16 ottobre è stata celebrata la Giornata mondiale dell’Alimentazione. I dati dell’ONU sono uno schiaffone in faccia a tutti. Infatti, complessivamente 2,7 miliardi sono le persone che hanno un accesso limitato al cibo. Fra queste oltre 810 milioni soffrono in modo acuto la fame (a causa della pandemia sono aumentate di 100 milioni in poco più di un anno). 150 milioni di bambini sotto i 5 anni hanno ritardi nella crescita; 5,7 milioni sono sull’orlo della fame e 3,1 milioni muoiono ogni anno di fame. E’ stato studiato che per affrontare e risolvere la fame mondiale occorre soltanto lo 0,3% del PIL mondiale (270 miliardi di dollari/anno). Se questa è la situazione si può fare qualcosa? Io sono convinto di si. L’Italia è presidente di turno del G20 che rappresenta il 90% del PIL mondiale. Alla plenaria che si terrà nelle prossime settimane vorrei che la politica italiana facesse sua questa opzione di umanità: proporre e chiedere ai potenti della Terra che la priorità delle priorità sia la salvaguardia della vita e che un bambino che muore di fame è il cuore di tutti noi che si spegne alla compassione. Basterebbe che il G20 si accordasse per:

– Finanziare solo progetti che abbiano una ricaduta anche sul miglioramento della vita delle persone e che non siano di rapina (non finanziare più, per esempio, produzione di armi, agricoltura intensiva, fonti fossili);

– Aumentare la resilienza climatica ed economica nelle aree dei paesi poveri favorendo l’accesso diretto dei produttori di beni alimentari al mercato riducendo la filiera e incrementando la conservazione del cibo (refrigerazione) e la sua capillare distribuzione;

– Favorire il Microcredito con garanzia sociale e non finanziaria.

La fame nel mondo si può vincere, le proposte ci sono. Ma poi inizia il buffet e ci si dimentica tutto.

Sergio Costa