ITALIA FANALINO DI CODA EUROPEO PER L’INCLUSIONE DI DONNE E MINORI

#ITALIA FANALINO DI CODA EUROPEO PER L’INCLUSIONE DI DONNE E MINORI

Donne e minori: sono queste le categorie che nel nostro Paese, rispetto ad altri Stati europei e del mondo, rischiano di subire l’esclusione sociale e di essere maggiormente esposte al rischio di povertà. Nella classifica stilata quest’anno dal #WeWorld Index 2018, l’Italia è fanalino di coda tra i Paesi europei per l’inclusione, perdendo ben 9 posizioni: è 27esima su 171 Paesi, mentre era 18esima su 167 nel 2015.

La classifica è il risultato della valutazione del progresso di un Paese ottenuto osservando le condizioni di vita dei soggetti più a rischio esclusione, attraverso l’analisi di 17 dimensioni e 34 indicatori: ambiente meno sostenibile, ma anche presenza minoritaria delle donne nelle posizioni politicamente rilevanti, sono alcune delle dimensioni prese in esame dall’Index.

In cima alla classifica tra i Paesi più virtuosi troviamo quelli del Nord Europa, con in testa l’#Islanda, mentre si posizionano al 27° posto, come l’Italia, anche gli Stati Uniti, seguiti da Brasile, Argentina, Messico e Turchia.

Secondo WeWorld Index 2018, l’educazione è un elemento fondamentale per l’inclusione di donne e minori all’interno della società, e diventa il mezzo attraverso cui un Paese riesce ad evolversi, garantendo i diritti fondamentali di eguaglianza e pari accesso alle risorse indistintamente.

In questa classifica, purtroppo, è l’Italia a rappresentare l’ereditarietà della povertà educativa: solo l’8% dei giovani figli di genitori senza diploma di scuola superiore si laurea, rispetto al 68% di laureati provenienti da famiglie in cui entrambi i genitori hanno conseguito un diploma di laurea.

Queste barriere necessitano di essere abbattute perché rappresentano un grave rischio per i minori di essere esclusi economicamente e socialmente, una volta adulti.

In Italia, il superamento della dispersione scolastica potrebbe avere un impatto sul #PIL nazionale di diversi punti percentuali, fino al 6%. È quindi necessario ribaltare la logica: l’educazione deve venire prima dello sviluppo economico, perché lo sviluppo umano non è mai mera conseguenza dello sviluppo economico

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FONTE : Tiziana Ciprini