INTERVENTO IN AULA PER IL VOTO CONTRARIO AL RECOVERY PLAN

Ultimamente si è usato ed anzi abusato della parola resilienza. Va di moda e, ovviamente, la si è usata anche per questo piano.

Quando parliamo di cambiamento climatico ad esempio utilizzando il termine resilienza indichiamo che ci accontentiamo di adattarci ad un contesto che muta, mentre invece la politica dovrebbe parlare apertamente di #resistenza. Bisogna lottare e resistere al cambiamento climatico.

Ed è questo uno dei tanti esempi di questo piano dove il Governo si accontenta. Un piano che non parla di come risolvere concretamente i bisogni della popolazione. Parla di prodotto quando invece dovrebbe parlare di benessere. Le persone non sono un prodotto!

Non si parla ad esempio di acqua pubblica, di diritto ad un’aria salubre, di opporsi alla desertificazione, non solo economica, dei territori.

Non hanno avuto neanche il coraggio di prorogare il bonus 110%, sebbene potrebbe essere il volano dell’economia nonché una opportunità per riprogettare il patrimonio edilizio esistente.

Per non parlare del Mezzogiorno, lasciando a sud solo il 40% dei fondi si sta dicendo che rimarrà sempre il fanalino di coda in Europa.

Ed un ultimo appunto bisogna farlo sulla #legalità. Con troppa facilità il piano parla di semplificazione di contratti pubblici e dei controlli antimafia e protocolli di legalità, togliendo la responsabilità erariale a coloro che si macchiano di condotte gravemente colpose e che portano a spreco di risorse pubbliche.

È davvero questo il piano che la maggioranza vuole approvare?

Quello che ci accomuna nella nostra piccola componente politica è sapere ed essere consapevoli che serva una #opposizione sana, costruttiva ma che sappia resistere alle luci della gestione del potere.

Vogliamo dimostrare che c’è un’Alternativa a questo governo, a questa maggioranza ed in questa società. Vogliamo dare voce all’Italia che resiste, quell’Italia che non si arrende e che non vuole adattarsi.

Per questo dichiaro il mio VOTO CONTRARIO al PNRR del Governo.



Di Andrea Colletti:

FONTE : Andrea Colletti