Interpretazioni sul messaggio di Conte

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In questi minuti, io come molti altri immagino, ci stiamo interrogando sul messaggio di Conte.

“Io continuerò a lavorare per il bene del Paese” significa che rimarrà in politica e non tornerà a “fare il professore”.
Quando un giornale titola in modo subliminale, a volte anche con apprezzamenti, della sua università, del suo rettore, del suo ritorno alla cattedra, lo sta pensionando dalla politica.
Per archiviarlo, come una cosa passata, uscita di scena.
Invece lui ribadisce “Io ci sono e ci sarò”. Qui si rivolge agli “amici dei cinquestelle”. Il “ci sarò”, l’abbiamo capito, ma il “ci sono” riguarda anche questa fase. Sta dicendo che è in contatto con i capi dei cinquestelle. La richiesta di un governo politico sembra una stroncatura a Draghi. Però quelle stesse parole sono state anticipate ieri da Di Maio, come se ne avesse parlato prima con Conte e poi le avesse fatte sue in assemblea.

Quando Conte dice, “Qualcuno mi considera un ostacolo alla formazione del Governo” il riferimento è a De Angelis (Huffington Post, marito della Bernini capogruppo FI) “non mi conosce o parla in malafede”.
Si rivolge a Berlusconi, “non sono io l’ostacolo”. “i sabotatori sono altrove”. Qui le ipotesi possono essere diverse. Chi è contrario? Il primo indiziato è Tajani il cui potere in FI dipende dall’alleanza a Salvini. La Bernini sua espressione, il marito De Angelis la sua voce.
Ci sono poi contrarietà in M5S, ma sono alla luce del sole (io stesso lo sono) i “sabotatori” invece operano in incognito. Un altro sabotatore, visto che usa il plurale, potrebbe essere paradossalmente Renzi sarebbe fatto fuori.

In seguito Conte aggiunge “un governo politico, solido e COESO” ciò che Renzi ha reso impossibile. Renzi non gode neppure della fiducia di Berlusconi dopo l’elezione del Capo dello Stato. Un altro indizio lo troviamo nel tweet di Giorgio Gori di ieri l’altro. La prima parte, una critica a Renzi che cercava “un dividendo” da Conte ter, la seconda proponeva a Zingaretti di virare su Draghi per annientarlo. Si scrive Draghi ma si legge sempre Berlusconi. In poche parole Conte chiede la testa di Renzi.

Stefano Ragusa

“Io ci sono”.
Tre parole per dire tutto.
No a un governo tecnico.
Sì a un governo politico.
No a divisioni e spaccature.
Pronto a diventare leader di un’alleanza strutturata di centrosinistra.
Ok a un nuovo governo purché non sia delegato ai tecnici ma che sia profondamente politico.
In pratica, un manifesto politico dei prossimi due anni in sei minuti.
Oggi è morto il Conte premier ed è nato il Conte leader.
Ci teneva a farlo sapere. A tutti.

Baldo Nastasi