Insulti e commensi offensivi su FB, cosa dice la Meloni?

Insulti e commensi offensivi su FB, cosa dice la Meloni?

“L’ha riempita di merda”, “una capra da asfaltare”, “una sciacquetta, a zappare la terra, fagli il culo”, “nessuna pietà per la vicepresidente”, “quella marionetta dovrebbe nascondersi fino alla fine dei suoi giorni”, “i metodi democratici oramai non sono più adeguati”, “fanno pena, fanno schifo”.

Questi sono solo alcuni dei commenti rivolti alla mia persona, indotti dal post del deputato di Fratelli D’Italia, Delmastro Delle Vedove, che nel video dichiara che “mi merito quello che mi merito”, su un siparietto avvenuto alla Camera due giorni fa.

Oltre alle offese, c’è chi scrive che discutere è inutile e che al terrorismo si risponde con la forza. Certi commenti dovrebbero essere censurati, indipendentemente da chi li subisce, punto.

Provo fastidio e ribrezzo nei confronti di persone che incitano alla forza e scrivono che i metodi democratici ormai sono inadeguati.

Queste parole sono terribili.
Incitare alla forza per sovvertire un ordine democratico va contro i valori che tutti, e ribadisco TUTTI, i deputati dovrebbero difendere.

Il collega fa parte di un organo collegiale e democratico, che dovrebbe onorare e far rispettare anche da chi lo sostiene. Mi chiedo a questo punto chi è che non ha il minimo senso delle istituzioni, se io o qualcun altro.

Riguardo alle offese: le scrivono i leoni da tastiera, che hanno poco o niente da dire.

Mi chiedo cosa ne pensi la Meloni, a cui ho dato personalmente solidarietà quando a luglio 2019 è stata attaccata non come politica ma come donna e madre con offese e insulti.

La dialettica politica è vitale in una democrazia, è innegabile. Ma gli insulti, l’hate speech, non fanno parte di una cultura sana ma di un odio che rischia di sfociare in violenza.

Io vado avanti, consapevole del mio ruolo e onorata di rappresentare la Camera dei Deputati, con valori democratici forti senza se e senza ma.
Mi auguro lo facciano anche altri.

Qui il post



Di Maria Edera Spadoni:

FONTE : Maria Edera Spadoni