Il vero problema per la democrazia di questo Paese è l’informazione.

Il vero problema di questo Paese (un problema per la democrazia di questo Paese) è l’informazione. Ormai lo ha capito perfino chi fa finta di non vedere, non capire, non sentire.

E, paradossalmente, chi nei media incarna perfettamente il problema, lo amplifica, lo fa divenire intollerabile, è la televisione di Cairo (o chi per lui). La7, nata benino, qualche anno fa, ma caratterizzata, ormai permanentemente, da una linea editoriale che ha superato, a destra e nello schifo, perfino Mediaset, il gruppo Gedi ed i giornali di Angelucci e Caltagirone.

Una linea editoriale che prevede, pianifica ed attua, il meccanismo della ventilazione e diffusione del fango e della merda, i cui destinatari sono persone per bene, oneste, integerrime però con il grave difetto di essere disorganiche a quel processo, in corso da tempo, di legittimazione del banditismo politico e della mafiosità. Nemici dichiarati dell’illegalità, dell’impunità, dei patti sotterranei, dei comitati di affari, dei vantaggi precostituiti per gli amici, delle lobbies. Pericolosi per chi vuole la tutela di oscuri (ormai non tanto) interessi, la tutela dei corrotti, dei massoni. Per chi, insomma, ha detenuto e continua a detenere il potere in Italia, in maniera più o meno visibile, da tempo immemorabile.

A questo obiettivo sono funzionali i costanti attacchi a ciò che resta (ed è credibile), del Movimento. Gli attacchi ai giudici meno corruttibili ed ai politici più onesti. I dossieraggi, le trasmissioni dedicate alla distruzione di vite, sono sempre esistiti. È un metodo consolidato. Oggi il metodo si è professionalizzato. Prima Bonafede, poi Conte con le fakes di Giannini e compagnia, adesso Davigo. Si prende una falsa notizia, un pretesto, qualcosa che, normalmente, non avrebbe nemmeno dignità di notizia e la si confeziona, la si amplifica, la si rende scandalosa e poi si attacca. Si dedicano a questa cosa decine di trasmissioni, approfondimenti, ore di Tg. Tutto pianificato e portato a termine dai soliti Mentana, Giletti, Formigli, Floris con una sorta di accanimento terapeutico che prevede un solo esito: la distruzione del malcapitato. È ciò che sta accadendo con Davigo. Un uomo onesto, una persona che dovrebbe essere portato come esempio e che, invece, si massacra con tutti i mezzi possibili.

Le notizie? Quelle vere, quelle che meriterebbero risalto, che andrebbero diffuse e commentate? Nulla, spariscono fra le note che non meritano commento. Vengono cassate nelle riunioni di redazione o modificate, alterate, truccate e rese inoffensive. Sulle rivelazioni di Report non si sente un ronzio di una mosca, mai. Oggi Mentana ha voluto alleggerire lo scandalo e l’importanza degli incontri dello 007 Mancini con Renzi e Salvini, dando la notizia di un incontro dello stesso Mancini con Di Maio e sottolineando i rapporti dello stesso Mancini con Gratteri. Dimenticando di dare il giusto risalto ad un paio di particolari: il primo che l’incontro di Mancini con Di Maio fu casuale, durò un paio di minuti e avvenne dentro la Farnesina (luogo istituzionale) e che Gratteri con i servizi ci lavora.

Insomma che schifo di giornalista è uno che per sminuire le accuse mosse al suo amico Renzi, invece di dare la notizia dell’ormai famoso incontro in Autogrill, la occulta, la traveste e poi, invece, dà risalto alla falsa notizia di un incontro in un Ministero? Di Maio e Gratteri sono avvertiti. La merda nel ventilatore è stata posta. Attendiamo a breve che si inserisca la spina nella presa.

Giancarlo Selmi

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