Il rimorso di coscienza

l’Italia è nel caos, e non parlo solo del caos vaccinale o del caos economico, parlo del caos culturale, sociale, politico, morale, del caos presente in ogni nucleo famigliare, in ogni singola individualità dalla più giovane, i nostri figli, alla più anziana, i nostri genitori o nonni. Tutte le peggiori previsioni si stanno avverando, oserei dire di più, si sono già avverate e anche in questo momento mentre scrivo elucubrazioni volutamente discutibili, continuano inesorabilmente e progressivamente ad avverarsi. Henry Bergson sostiene che la coscienza sia memoria, e che l’uomo si differenzi dallo stato brutale proprio in virtù di questa consapevolezza di ciò che è accaduto nella previsione di ciò che accadrà. La memoria, o coscienza, diventa un tramite tra passato e futuro. L’essere umano, forte di ciò che è stato, di cui ha fatto tesoro, o bagaglio culturale, anticipa ciò che sarà. Anche l’intuizione stessa, l’istinto di sopravvivenza che non riguarda soltanto il procurarsi cibo o riparo, ma compenetra tutti quei rituali che fanno da collante per un’intera comunità, dandogli la forza, la spinta, il credo, per superare le avversità, anche l’intuizione, dicevo, dipende dalla memoria, è ad essa legata. Senza memoria non ci può essere sopravvivenza quindi! Ed eccoci al punto, l’Italia sta perdendo e in parte ha già perso la memoria di sé, per questo il caos da me denunciato all’inizio dell’articolo. E badate bene, la questione non è essere si vax o no vax, non è inerente ad astruse teorie complottiste, accuse nel riguardo delle quali rispondo rispedendole al mittente, la questione è ben più profonda, il caos indotto mira a mutare la cultura di una popolazione in un determinato territorio, con un clima, usanze, un linguaggio ed una predisposizione fisica adatta al contesto geografico, climatico, in cui vive o è sopravvissuta da generazioni, radicatamente, sottraendo alla coscienza di essere, e quindi alla vita, la memoria, o percezione del passato, e l’intuizione, o previsione di ciò che accadrà nel futuro. L’assenza di memoria è la prima matrice del caos e provocare il caos per vendere l’ordine è la legge suprema di coloro che mirano a conquistare nuovi mercati, o sempre più porzioni di un mercato già esistente, per incrementare il proprio potere in termini di influenza sulla politica, e quindi sulle opinioni dei consumatori sempre meno elettori, e in termini di profitti! Seguendo questa ottica metodologica, è doveroso affrontare il discorso sui vaccini, argomento così sensibile in questo preciso momento storico, in questo intervallo, o passaggio, tra passato e futuro, che potremmo identificare nel presente. La questione, quindi, non è essere d’accordo o meno con le vaccinazioni di massa in generale, ma considerare seriamente le prerogative che, attraverso il ricatto dell’interesse privato, impongono determinate circostanze, minando non solo direttamente la salute a causa dei ritardi logistici dovuti al Mercato di un prodotto, per l’appunto il vaccino, sul quale si vuole accumulare capitale, ma, indirettamente, la stessa salute dei consumatori per degli effetti collaterali determinati da prodotti sui quali a causa della loro funzione, in quanto proprio prodotti adibiti prerogativanente all’accumulo di ricchezza e potere, non c’è alcun controllo all’origine, nell’ambito stesso della produzione.

Affidare ad aziende multinazionali di dubbia moralità, permettetemelo, – e basta andare su Wikipedia per accorgersi a quali modi di operare siano avvezze in base alle procedure giuridiche che le hanno viste coinvolte con sentenze di colpevolezza-, le sorti delle società all’interno di Paesi sovrani, o almeno che dovrebbero essere tali, sottostando al ricatto più costrittivo pensabile in base alla memoria di un essere umano cosciente, che è quello del profitto in un Mercato per lo più basato sulla concorrenza sleale, -pesce grande mangia pesce piccolo per intenderci-, risulta una scelta, o un’imposizione, degna della più ferma opposizione, degna di una rivolta morale nella sua integrità mente corpo, pensiero azione.

Per comodità, o per evidente faziosità, molti potrebbero accantonare questa posizione critica da me intrapresa, e come già accennato, con una sorta di accusa d’oltranzismo no vax, o complottismo della domenica, pace all’anima loro, non starò certo qui a convincere chi rifiuta l’evidenza per pura convenienza, che sia essa finanziaria, perché al soldo o azionista di qualcuna di queste compagnie sovranazionali con sedi in paradisi fiscali, o ideologica, per difendere un esecutivo, di larghe, direi spanate, intese e altissimo rango meritocratico, -poi mi spiegheranno quali meriti servano per ottenere tali lustri-, anche perché sarebbe un tentativo totalmente vano, in quanto, l’assenza di memoria, ripeto indotta per non avere rimorsi di coscienza o sensi di colpa, modello Raskolnikov di Dostoevskij, è proprio ciò che impone un’assoluta mancanza di fiducia nel futuro.

Cosa determina nella coscienza la preservazione della memoria contrapposta alla sua destituzione e quindi all’incoscienza dettata dall’annullamento di ogni intuizione proiettata nel futuro? Impone un’analisi critica che prenda in considerazione due fattori fondamentali su cui basare tutta l’architrave di collegamento tra passato e futuro, tra storia e premonizione. E questi pilastri riguardano due fragilità evidenti sul quale il sistema neolibertista fonda tutta la sua ideologia propulsiva, pilastri senza fondamenta antropologiche, storiche, nonché umanistiche, sulle quali sarebbe opportuno altrimenti supportare quel ponte del tempo che contraddistingue la coscienza. Il primo supporto ideologico sul quale è inevitabile apporre resistenza, consiste nella predilezione neoliberale per l’iniziativa privata sul procedimento pubblico di sviluppo, l’idea secondo la quale sia preferibile e moralmente giusto che un individuo ce la faccia, ad ogni costo e con ogni mezzo, lecito o meno, sulle pelle di altri mille e che lo Stato non debba fare altro che agevolare questa concentrazione di potere. Anche se la risorsa in questione per essenza, in quanto costituente per un’intera comunità, come il sapere, la salute, la legge, l’abitare, le stesse infrastrutture, o l’energia che alimenta il focolare, non può essere mercificabile, essa per l’ideologia neoliberale, e per il capitalismo più in generale, deve essere terreno fertile per la speculazione, per l’accumulazione di capitale: terra di conquista per dei gangster, sfruttata per ingrandire l’edonismo, o egocentrismo individualistico. Questa bramosia di conquista di mercati vergini e per questo fertili, caratterizza tutta la febbre dell’oro, la smania di arricchimento fino, ed è qui la concorrenza sleale, fino, dicevo, all’abbattimento di qualsiasi concorrente, con la violenza e l’inganno. In quest’ottica poco si differenzia il modo di operare delle associazioni mafiose da quello delle aziende multinazionali, in ambo i casi si tratta di eliminare anche fisicamente qualunque minaccia che possa arrestare la macchina impostata per aumentare infinitamente il potere della singola individualità societaria. E non venitemi a parlare di qualità del prodotto, perché chiunque, anche con mezzi irrisori, nel momento in cui grazie all’impegno riuscisse ad ottenere dei risultati economici rilevanti commercialmente esso diventerebbe una minaccia, sottrarrebbe un pezzo di mercato al quel monopolio, a quel pesce grande, che per sua stessa natura deve inglobare la piccola attività, mangiare il pesce piccolo. O lavori per loro, o non lavori e se denunci ti fanno fuori metaforicamente, attraverso il dossieraggio, o proprio fisicamente, servendosi dell’omicidio.

Il secondo punto in questione che mette in rilevanza le fragilità di sistema nell’ambito neoliberale, riguarda proprio la differenza di un prodotto, un bene, che venga realizzato per la pubblica utilità, o per l’aumento di capitale del singolo. Prendiamo i vaccini, sempre per rimanere su un tema sensibile sul quale si sprecano congetture. Senza menar il can per l’aia, non ci vuole una sensibilità al riguardo per accorgersi della differenza tra una cura, che sia essa preventiva o effettiva non fa differenza, prodotta dallo Stato esclusivamente per la natura alla quale deve il suo concepimento e gli obbiettivi di ricerca per cui è stata realizzata: il vaccino pubblico e gratuito avrebbe un connotato di utilizzo per la sopravvivenza della comunità, la sua sopravvivenza sociale economica culturale in genere. Un vaccino retaggio del profitto, al contrario, mette in secondo piano la preminenza, o urgenza, per cui è stato prodotto, ovvero il fabbisogno vitale dell’intero organismo sociale, concentrando tutte le capacità necessarie per produrlo all’interno di un meccanismo programmato per accrescere capitale, e più si vende, più si specula sulla oscillazione del prezzo di vendita, più il meccanismo è oleato, poco importa che i clienti siano individui o interi Stati. In questa differenza sta tutta la fragilità del sistema, poiché per ciò che concerne beni sensibili di pubblica utilità, -vaccini, acqua, vie di comunicazione, saperi-, il privato, la multinazionale, non può nel momento in cui mira ad accrescere i propri fatturati annui evitare di razionalizzare i costi, tagliando i diritti dei lavoratori, nonché i lavoratori stessi attraverso i licenziamenti, e risparmiando sulla manutenzione e la sicurezza, non dimentichiamoci che si tratta pur sempre di un meccanismo progettato per elevare il potere individuale, anche se l’individuo è un’entità formata da soci azionisti. Per ciò che riguarda i prodotti in serie nello specifico, utilizzando sostanze di dubbia tollerabilità per l’organismo. L’amianto nel borotalco per bambini della Johnson & Johnson, è stato dimostrato in sede giudiziaria che era un elemento all’interno di un prodotto di cui l’azienda sapeva dal 1971, nonostante nei processi essa abbia continuato a negare la consapevolezza della presenza di tale sostanza dannosa per la salute, soltanto dopo l’obbligatorietà di mostrare i documenti interni imposta dal tribunale a seguito di numerose denunce, è venuta a galla la verità: stiamo parlando di una sentenza definitiva emessa nel 2018, quarantasette anni di polveri d’amianto nel talco per bimbi!

Nel caso dei test di nuovi farmaci, anche pericolosi, sugli esseri umani nei paesi in via di sviluppo, è stata coinvolta la Pfizer. Nella produzione di farmaci senza indicare gli effetti collaterali comprovati che ne avrebbero inibito la commercializzazione non facendoli passare ai controlli è stata coinvolta AstraZeneca. Infine emblematica la frase di un ex scienziato di Moderna: “è un caso di vestiti nuovi dell’imperatore. Gestiscono una società di investimento e poi sperano che sviluppi anche un farmaco di successo”. Cosa si evince da queste citazioni da Wikipedia, su cosa fondano le multinazionali del farmaco la loro opera? Sulla qualità del prodotto utilizzando l’amianto? Sul rispetto per la vita umana sperimentando farmaci pericolosi, a volte mortali, sulle popolazioni africane, comprando le loro vite come fossero cavie da laboratorio? Oppure occultando i dati, omettendo di indicare gli effetti collaterali accertati? Di cosa stiamo parlando?

Si tratta di entità societarie senza legge, più potenti degli Stati stessi, entità sovranazionali che non sono soggette ad alcun controllo nell’ambito della produzione e impongono con la corruzione e il ricatto mafioso le loro condizioni sul Mercato, uccidendo la piccola media impresa, o assorbendo tutto ciò che potrebbe minacciare la loro egemonia.

Arrivati a questo punto, bisognerebbe appigliarsi al paradosso per supportare con ulteriori conferme la teoria del caos, ma sono stanco d’immaginare cosa potrebbe accadere di peggio ancora per incrementare già il mio ingeneroso giudizio sulla gestione della campagna vaccinale, ecco, oltre alle multinazionali caput mundi, adesso ci mancherebbe soltanto che l’avvocato di Berlusconi venisse nominato sottosegretario alla giustizia, o che ne so, si potrebbe ipotizzare che Atlantia continuasse a gestire le autostrade dopo le vittime di Genova e Avellino. Oppure, ci mancherebbe soltanto che la commercializzazione di sostanze alimentari avariate non venisse più considerata un reato penale o che venissero concessi permessi premio ai boss mafiosi sotto regime penitenziario di 41 bis. Ci mancherebbe soltanto che chiudessero le attività lavorative e le scuole per l’infanzia e le elementari senza garantire i sostegni adeguati ai lavoratori. O che per investire i soldi del Recovery chiedessero la consulenza di una multinazionale finanziaria americana come potrebbe essere la McKinsey. Infine, ci mancherebbe soltanto che Draghi, quello delle privatizzazioni degli assetti pubblici, dei derivati tossici e della crisi greca, venisse nominato presidente del Consiglio. Ops!

Davide Gori