IL REDDITO DI CITTADINANZA NON È IL VERO PROBLEMA, MA I LAVORI SOTTOPAGATI

Il Reddito di Cittadinanza è tornato in questi giorni alla ribalta, tra interviste a imprenditori che si lamentano di non trovare personale, ed esponenti politici di diversi partiti che si scagliano contro la misura: una delle versioni più diffuse riguarda il presunto rifiuto di lavorare da parte dei percettori del sostegno economico.

Se un imprenditore racconta di aver offerto lavoro a chi riceve il RdC e aver ricevuto “picche” perché i percettori preferirebbero il sussidio al lavoro, racconta una bugia, poiché il beneficio decadrebbe automaticamente.

Ricordo che non si può accedere al Reddito se non si presenta una dichiarazione di immediata disponibilità presso i Centri per l’impiego, sottoscrivendo poi il Patto per il lavoro, ossia un documento con il quale ci si impegna ad accettare offerte di lavoro congrue, considerando la coerenza tra l’offerta di lavoro e le esperienze e competenze maturate, la distanza del luogo di lavoro dal domicilio e i tempi di trasferimento: se il percettore del sussidio rifiuta due offerte di lavoro congrue, decade il beneficio.

C’è evidentemente un’altra versione più plausibile di questa narrazione, ovvero che certi datori di lavoro in cerca di personale non passino dai Centri per l’impiego e che quindi non si facciano problemi a proporre lavori sottopagati e irregolari.

La fastidiosa realtà che i detrattori della misura non ammetterebbero mai, è che se venissero offerti lavori appetibili, con paghe dignitose, al Reddito di Cittadinanza le persone rinuncerebbero volentieri. 



Di Tiziana Ciprini:

FONTE : Tiziana Ciprini