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Il problema sta nelle coscienze di certi politici

Il problema sta nelle coscienze di certi politici - M5S notizie m5stelle.com

Il 21 maggio del 1992, due giorni prima della strage di Capaci, Paolo Borsellino venne intervistato a casa sua da due giornalisti francesi.
Borsellino parlò di Vittorio Mangano, quel Vittorio Mangano mafioso, omicida, nonché stalliere ad Arcore, scelto personalmente da Marcello Dell’Utri e poi confermato da Stefano Bontate, per garantire sicurezza alla famiglia Berlusconi in cambio di denari versati a Cosa Nostra.
Sì Cosa Nostra. Stefano Bontate, quando incontrò Berlusconi a Milano grazie all’intermediazione criminale di Marcello Dell’Utri (per questo condannato per concorso esterno in associazione mafiosa), non era un mafioso qualsiasi. Faceva parte del triumvirato che guidava Cosa Nostra nei primi anni 70′.
Il triumvirato era composto da Bontate, Luciano Leggio (boss dei corleonesi Riina e Provenzano, condannati per gli assassinii di Falcone e Borsellino) e Tano Badalamenti, quel Tano Badalamenti che fece ammazzare Peppino Impastato.
Pensate, quattro anni prima di incontrare Berlusconi a Milano, Stefano Bontate aveva organizzato la strage di viale Lazio.
In quell’occasione un commando composto da Riina, Provenzano e Calogero Bagarella (fratello di Leoluca, uno dei killer più spietati dell’organizzazione) uccisero il boss Michele Cavataio. Provenzano lo colpì con il calcio del fucile prima di finirlo a colpi di pistola. Per questo venne chiamato “Binnu ‘u Tratturi”.
Nell’intervista Borsellino ricorda che sia Tommaso Buscetta e sia Salvatore Contorno, i due super pentiti che spiegarono il funzionamento di Cosa Nostra e permisero a Falcone e Borsellino di istruire il maxi-processo, gli dissero che Vittorio Mangano era uomo d’onore e apparteneva alla famiglia di Pippo Calò, il tesoriere di Cosa Nostra che ebbe solidi legami con la Banda della Magliana.
Borsellino lo definì il terminale milanese dei traffici di droga delle famiglie mafiose.
Dell’Utri, lo ricordo, è finito in carcere proprio perché fece da tramite tra Berlusconi e Cosa Nostra. Berlusconi, e la cosa è provata da una sentenza definitiva, pagò Cosa Nostra dal 1974 al 1992.
Inoltre secondo la sentenza sulla Trattativa Stato-Mafia (sentenza in questo caso solo di I grado) continuò a pagare la mafia fino al dicembre del 1994.
Ricordo che Berlusconi divenne Presidente del Consiglio l’11 maggio del 1994.
Questo significa che da Premier continuò a dare denari a Cosa Nostra.
Pagò la mafia dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio.
Pagò la mafia dopo la strage di via Palestro a Milano.
Pagò la mafia dopo la strage di via dei Georgofili a Firenze dove perse la vita Caterina, una bimba che aveva appena 50 giorni di vita.
Ho detto e ridetto queste cose ovunque. In TV, davanti alla villa di Arcore, nei libri che ho scritto, negli articoli che ho pubblicato.
Questo è il quadro. Ma il problema non è neppure più l’ottantaquattrenne Berlusconi.
Il problema sta nelle coscienze di politici come Salvini.
Che un giorno indossano mascherine con l’immagine di Borsellino e l’altro spingono Berlusconi alla Presidenza della Repubblica.
Trovo più utile, etico, produttivo e coraggioso attaccare Salvini su queste indecenze. Non sui mojito, sulle felpe o sulle foto mentre mangia gli gnocchi di semolino.
Alessandro Di Battista