Il mondo non si ferma a Maastricht.

Di Fabrizio Dante (Dalla pagina di Giuseppe Masala) :

“Il trattato Pechino-Roma è la dimostrazione plastica che volendo si possono fare tante cose se non si limita lo sguardo all’orizzonte di Bruxelles. Il mondo è vasto e presto o tardi si renderanno conto che eravamo (e purtroppo ancora siamo) in una situazione insostenibile di sottomissione. Si, sottomissione: non c’è alcun paradiso europeo che ci attende tale da giustificare altri decenni di sacrifici che ci verrebbero imposti senza pietà (e soprattutto senza necessità). Arriverà il momento in cui si prenderà coscienza che il Trattato di Maastricht e i suoi diabolici parametri è stato firmato da Gianni De Michelis e Giulio Andreotti. Ere geologiche fa. Da allora ad ora tutto è cambiato. Tutto. Allora era l’epoca del capitalismo americano trionfante, l’epoca del sorgere della globalizzazione e della liberalizzazione. Bene o male, giusto o sbagliato, quella fase è Storia. Ora viviamo in un altro mondo, tecnologicamente, politicamente, diplomaticamente, geopoliticamente. Ci sono altri attori potentissimi, pensiamo alla Cina e alla Russia. Non si può guardare a quel trattato come alle Tavole della Legge dettato da Dio a Mosé sul Monte Sinai. Non funziona più quella visione (peraltro nata sin dall’inizio in assoluta malafede).

Poi magari, l’attuale opposizione, dovrebbe lasciare un pochino la presunzione che la caratterizza. Magari iniziare a domandarsi se non ci stanno prendendo per i fondelli gli europei quando ci dicono di non fare affari con la Cina perché sono Kattivi e però guardi le loro bilance commerciali e loro ci fanno affari per multipli rispetto all’Italia. Sai, non occorre avere due lauree, tre master, un PhD e aver scritto 10 monografie e 30 paper per capire che ci pigliano leggermente per i fondelli. Ecco. Prima questo enorme lavoro intellettuale di riaggiustamento sarà fatto e meglio sarà per tutti. Ma per il momento siamo ancora alla fase dello scherno dei bibitari e dei grullini che invece stanno dando prova di aver capito in che mondo siamo più di tanti presunti sapienti (che peraltro hanno fatto disastri di portata storica) che andrebbero mandati in pensione.”

Dalla pagina di Giuseppe Masala