Il mio intervento alla Conferenza interparlamentare di Parigi sulle sfide in materia di migrazione

In questo contesto, diverse domande saranno al centro dei dibattiti di questa sessione: come possiamo concretizzare il nostro obiettivo di una maggiore solidarietà europea quando le tensioni migratorie sono elevate? Come possiamo rafforzare il coordinamento tra gli Stati membri e rafforzare le risorse dell’UE alle sue frontiere esterne? Come possiamo consentire agli Stati membri di garantire efficacemente il diritto all’asilo, impedendo che venga utilizzato in modo improprio da alcuni migranti? Quale strategia adottare per superare le divergenze politiche sui trasferimenti?

Analizzando i dati risulta del tutto evidente quanto il fenomeno migratorio sia una realtà che è sempre esistita e che non cesserà di esistere nei prossimi anni, anzi semmai si farà sempre più importante. E sempre più importante sarà saper dare risposte efficaci ad un fenomeno talmente complesso.

Come sappiamo esistono almeno 2 macro tipologie di migranti che per semplificare chiameremo “profughi” e “migranti economici”. Queste due categorie hanno bisogno di risposte differenti anche se il confine tra queste due entità non è sempre facilmente riconoscibile.

Guerre, persecuzioni, fame e povertà, cambiamenti climatici costringono milioni di persone a spostarsi in cerca di condizioni di vita migliori. Chi scappa da queste condizioni affronterà qualsiasi mare e qualsiasi muro, quindi non sono barriere apparentemente invalicabili le risposte giuste. Compito di una buona politica dev’essere prima di tutto lavorare sulle cause per attenuarle il più possibile e combattere con tutte le proprie forze i trafficanti di esseri umani e poi quello di gestire adeguatamente la permanenza dei migranti sui propri territori in modo che non rappresenti un problema ma un’opportunità sia per i migranti stessi che per le comunità ospitanti.

Siamo in un consesso europeo e quindi è necessario affermare che queste risposte dovrebbero essere comuni. Per farlo bisogna superare il Regolamento di Dublino che impone al primo paese di approdo, oltre alle operazioni di identificazione, di occuparsi dell’accoglienza di queste persone. Permettetemi di dire che questa condizione è profondamente ingiusta, perché costringe i paesi di frontiera a trattenere centinaia di migliaia di persone sul proprio territorio, sostanzialmente contro la loro volontà. E come si può integrare qualcuno contro la sua volontà? E voglio andare oltre, non si può neanche pensare, come prevedeva l’ultima proposta rigettata, che i paesi di frontiera siano usati come “paesi filtro” data la sostanziale impossibilità di rimpatrio della quasi totalità dei non aventi diritto di asilo.

L’UE dovrebbe avere una politica di asilo unitaria ma finché questo non si verificherà dovranno essere i singoli Stati a dare risposte all’altezza di quei principi e valori di solidarietà, uguaglianza e umanità che sono a fondamento dell’Unione Europea stessa. => che tradotto significa “accoglienza con standard di qualità elevati”.

Dovremmo avere la capacità di individuare percorsi di accesso legale nell’UE in modo da non mischiare rifugiati e migranti economici. In Italia questo è stato fatto per anni e ha comportato uno spropositato aumento della spesa pubblica e un abbassamento degli standard di qualità dell’accoglienza. Bisogna prevedere quindi corridoi umanitari per chi è in chiaro stato di necessità e un sistema di quote europeo per chi invece si sposta in cerca di lavoro.

Infine, come Unione europea, dovremmo essere in grado di raggiungere accordi bilaterali con i Paesi di origine e transito per rendere possibili e più facilmente eseguibili rimpatri forzati e rimpatri volontari assistiti (strumento da potenziare e valorizzare al massimo).

Il fenomeno migratorio è una sfida globale quindi sapremo farvi fronte solo se saremo in grado di unire le forze come abbiamo fatto durante la pandemia e come stiamo facendo nel corso di questa crisi umanitaria ucraina. E non abbiamo scelta, quella della gestione dei flussi migratori è una sfida che dobbiamo vincere perché le conseguenze di una sconfitta sarebbero troppo nefaste per il nostro continente.

Quindi buon lavoro a tutti!



Di Giuseppe Brescia | Deputato del Movimento Cinque Stelle, Presidente della Commissione Affari Costituzionali:

FONTE : Giuseppe Brescia | Deputato del Movimento Cinque Stelle, Presidente della Commissione Affari Costituzionali