Il M5S è un sogno di molti.

L’identità è fondamentale. Se non hai identità non sei nessuno. Ma l’identità non è solo un aspetto anagrafico. Ognuno di noi viene identificato per le sue attitudini, per la sua cultura, per il suo carattere, per l’uso o meno dell’ironia, per moltissime altre cose. A chi non è capitato di sentire: “c’è quello lì, quello pesante? Allora io non vado”. Siamo ciò che ci identifica. A volte a torto, altre volte a ragione, però quello siamo. Il nostro successo sociale dipende esclusivamente da quanti supporters, o, al contrario, da quanti nemici, raccoglie la nostra identità. I gruppi sociali che occupiamo nella nostra vita dipendono da essa.

In politica l’identità risulta ancora più necessaria. Nessun movimento, partito, gruppo politico ne può prescindere. Dalla chiarezza di come si comunica l’identità, spesso, dipendono le fortune, o meno, dei gruppi politici. Tant’è che molti, parlando della propria adesione ad un progetto politico, usano, forse senza rendersene conto, “mi identifico con Tizio, con Caio, con quel partito, con quel gruppo.

Qualche giorno fa, parlando di cosa auspico, di cosa mi aspetto dal Movimento 5 Stelle, ho usato la seguente frase: “è giunto il momento dell’autorevolezza identitaria”. Bene, lo ribadisco. I numeri stessi lo dicono. Il Movimento raggiunse il 33% con slogan giusti, parole d’ordine giuste, valori giustissimi, programmi ancora più giusti e coerenze a prova di bomba, ma con la pretesa di fare salire tutti a bordo. Il 33% in un paese come il nostro non sarebbe durato a lungo solo con quei pregi. Non siamo anglosassoni, siamo italiani. Siamo quelli che hanno permesso, con il nostro voto, ad un nano pedofilo mafioso di governare,, praticamente, per 20 anni. Alle elezioni successive, quelle europee, il 33% si trasformò per incanto nel 17% nonostante la riaffermazione di quei valori, nonostante restituzioni di stipendi, nonostante che nessuno fosse indagato. Quei voti che mancarono andarono tutti al partner di governo. Perché erano voti falsi, erano voti di quell’area politica che tornavano al legittimo proprietario e si erano fatti un giretto tanto per… Erano voti che cercavano un’identità politica che li rappresentasse e l’hanno trovata, tant’è che non sono più tornati indietro. Si sono spostati ancora, da Salvini a Meloni, ma sempre lì stanno (migrati insieme a molti eletti).

Sulla discussione fra Conte e Grillo non entro. Ancora. Aspetto sviluppi e conoscenza. Però di una cosa sono sicuro e lo dico in tempi non sospetti. Conte è l’unico che può assicurare, in questo momento, al Movimento quella “autorevolezza identitaria” che auspico. Quel 17%, perfino aumentato, rimane. Ormai sta diventando uno zoccolo duro e, da quello che leggo in giro, si identifica con Conte leader. Con quella leadership, con questa identità, faticosamente e non senza dolorose rinunce raggiunta, non possiamo che migliorare e tornare indietro sarebbe un errore non rimediabile, ergo fatale. Il trend è ritornato positivo, non sciupiamo tutto.

Giancarlo Selmi