Il diritto è la trama vivente e la dimensione effettiva di una intera civiltà storica.

Cerco sempre di evitare di esternare su queste pagine sentimenti personali. Ma oggi non posso proprio fare a meno di condividere con voi la mia profonda tristezza.
Ieri ci ha lasciati Paolo Grossi, un grande Maestro, di vita e di studi. Molti lo ricorderanno come un celebrato studioso del diritto, di caratura internazionale. Altri come autorevole Presidente della Corte costituzionale.
Io lo ricordo per l’”umiltà” con cui mi donò la sua amicizia, sin dal primo momento in cui venne a trovarmi, tanti anni fa, nel Dipartimento di diritto privato dell’Università di Firenze dove lavoravo come giovane ricercatore, per dirmi che aveva apprezzato il mio primo libro, appena pubblicato, e che dovevamo darci del “tu”.
Lo ricordo anche per la “passione” con cui ha insegnato a migliaia di studenti che il diritto non è solo – secondo una visione distorta – un’affollata congerie di comandi e regole formali, ma è la trama vivente e la dimensione effettiva di una intera civiltà storica.
Lo ricordo per il “rigore scientifico” con cui ha curato le prestigiose riviste internazionali che ha fondato e tutte le pagine della sua immensa produzione scientifica.
Lo ricordo per il “sincero impegno” a riaffermare la centralità dei valori costituzionali e dei principi democratici.
Lo ricordo, infine, per l’”integrità morale” con cui ha affrontato tutti i suoi momenti di vita, pubblica e privata, mantenendo la schiena sempre eretta e rifuggendo le effimere lusinghe che tanto attraggono i deboli di spirito.

Giuseppe Conte