“Ho sete, ho fame, potete portarmi dell’acqua e qualche frutto?”

Gennaro è un nonnetto carpigiano di 93 anni che ieri mattina, messo da parte l’imbarazzo, si è fatto coraggio e ha chiamato i carabinieri. “Ho sete, ho fame, potete portarmi dell’acqua e qualche frutto?”, ha chiesto all’operatore del 112 che gli ha risposto. “Però non le mele, sono troppo dure e non riesco a masticarle”, ha aggiunto. E così, in men che non si dica, un paio di militari si sono recati al supermercato per acquistare cibi e bevande, bussandogli alla porta. Gennaro si è mostrato felice, era evidente: “sedetevi, prendiamoci un caffe insieme, vi prego”, ha sussurrato, quasi timoroso. E così, mentre i tre chiacchieravano un po’, Gennaro è evaso per qualche minuto da quella prigione a cielo aperto che è la solitudine, raccontando ai militari dei tempi che furono: del padre morto in guerra, di quando faceva l’operaio presso una multinazionale, di quanto fosse brava la moglie a cucinare, dei sacrifici di una vita intera, di quei mal di schiena che non lo fanno più dormire. E lo ha fatto con una dolcezza docile, conciliante, quasi rassegnata, una dolcezza che solo gli anziani sanno regalarti.



“In vecchiaia tutto diventa lontano, spesso anche la stanza accanto”, era solita dirmi mia nonna. E avevi ragione, cara nonna, perché la vecchiaia è l’età del tramonto, ma ci sono tramonti che meritano di essere visti da chiunque

Alessandro Iacovelli