Governo e parlamento a lavoro per supportare la Difesa

Competenza, professionalità, tempi rapidi di intervento, anche nelle condizioni più estreme, è quanto esprime la Difesa grazie ad una vasta gamma di capacità trasversali proprie di ciascuna Forza armata. Parlamento e Governo stanno lavorando per assicurare le migliori condizioni a tutto il Comparto.
Una riflessione a tuttotondo, in chiave Difesa, l’ho fatta in questi giorni con i colleghi Gianluca Rizzo e Luca Frusone, per tirare le somme degli ultimi due anni e mezzo durante i quali si sono avvicendati i due esecutivi. È emersa la necessità condivisa di rafforzare la linea politica del MoVimento sui principali dossier in materia di Difesa, Sicurezza e non solo.
La stella polare, la via da perseguire resta sempre la stessa: assicurare all’Italia uno Strumento militare moderno e competitivo in grado di operare al fianco della Nato e dell’Ue.

Per il collega e Presidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati Gianluca Rizzo le iniziative politico-parlamentari intraprese durante questa prima fase della legislatura hanno alzato il livello conoscitivo tra i deputati della commissione e qualificato la discussione sui temi trattati. “Fondamentale essere riusciti a licenziare già in questa fase il testo della legge sulla regolamentazione delle associazioni sindacali tra le stellette, un cambio culturale fortemente supportato dal MoVimento 5 Stelle già dalla scorsa legislatura e che auspichiamo possa essere definitivamente approvato in aula di Montecitorio, dopo le opportune modifiche che i colleghi del Senato vorranno apportare, quanto prima. Ora però è il momento di accelerare sull’approvazione di altri tre temi fondamentali per il mondo militare”.
Continua Rizzo, “superare le limitazioni derivate dalla legge Di Paola (la legge 224 del 2012) che prevedeva una contrazione dello strumento militare in un’epoca in cui gli equilibri geopolitici internazionali erano diversi, mentre oggi, a distanza di un decennio, i segnali provenienti delineano scenari inattesi e che dovranno essere affrontati con slancio e prontezza. Si pensi solo all’impatto che sta avendo a livello globale la pandemia da Covid-19 che si aggiunge agli altri fattori d’instabilità.

Da qui la necessità di una nuova revisione dello strumento militare, in stretta connessione con la diplomazia internazionale italiana a tutela della pace, della sicurezza interna e degli interessi nazionali nel mondo che richiedono nuove e maggiori professionalità e un numero di militari adeguato per lo svolgimento di tali compiti. Per arrivare a questo obiettivo è altrettanto necessario procedere alla riforma del reclutamento iniziale nelle forze armate e sulla creazione di percorsi occupazionali di vantaggio per chi si congeda. Lo strumento sin qui utilizzato è ormai obsoleto, non più al passo coi tempi, serve creare condizioni più favorevoli per chi vuol avviarsi al mondo militare. Tra queste vi è senz’altro la possibilità di ricollocarsi nel mondo civile dopo il periodo di ferma passato nelle forze armate; la società cambia e anche le regole per farla funzionare devono stare al passo coi tempi.

Da qui il quarto obiettivo di questa legislatura: approvare la riforma del sistema giudiziario militare in tempo di pace, in grado di tutelare i diritti personali dei militari, aggiornando il catalogo dei reati contestabili per esempio dopo l’introduzione nel mondo militare della componente femminile. Tra l’altro, è matura la consapevolezza politica che i tribunali militari continueranno ad essere apprezzati solo se saranno in grado di raggiungere livelli di produttività paragonabili alla giustizia civile”.

Un’accurata analisi internazionale, anche alla luce del recente cambio alla presidenza degli Stati Uniti, arriva dal mio collega e Presidente della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO, Luca Frusone.
“La salvaguardia di un forte e solido legame transatlantico è una condizione imprescindibile per la sicurezza nell’area euro-atlantica e, al contempo, una componente essenziale per un multilateralismo efficace, a tutela della pace e della stabilità internazionale, in linea con il Preambolo e gli Articoli 1 e 2 del Trattato di Washington. In questo scenario l’Italia gioca un ruolo in prima linea: il suo legame con il Patto Transatlantico è oggi più che mai solido ed opera d’intesa con gli Stati Uniti. In particolare, rivendichiamo l’eccellente contributo dell’Italia alle Missioni internazionali che rendono il nostro Paese un security provider apprezzato a livello mondiale”, sottolinea Frusone, “Tramite la Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO ed in quanto Presidente della stessa abbiamo avuto la possibilità di presentare numerose proposte concrete. Guardando al futuro, nell’immaginare la nuova Alleanza è emersa l’esigenza che le componenti cash, capabilities e contributions vengano considerate ugualmente rilevanti. In passato è emerso più volte come il semplice parametro quantitativo del 2% non sia sufficiente. Le nuove tecnologie, legate al dominio cibernetico e a quello spaziale, e gli investimenti a queste collegate sono fondamentali non sono per lo sviluppo militare ma anche economico della nostra Nazione”.

Al riguardo, spiega che “nel corso della sessione annuale dell’Assemblea parlamentare della NATO, la Risoluzione “Le armi ipersoniche: una sfida tecnologica per gli Alleati e la Nato” è stata sottoposta al vaglio della Commissione Scienza e Tecnologia”.
Il collega concentra l’attenzione su questo tema “poiché le armi ipersoniche innescheranno una nuova corsa agli armamenti che ribalterà i tradizionali calcoli di stabilità strategica. Il Munich Security Report 2019 ha difatti descritto i veicoli ipersonici come «armi potenzialmente rivoluzionarie» che potrebbero «aggirare le attuali difese missilistiche e ridurre radicalmente il tempo di allerta per un attore mirato». Diverse Nazioni stanno già dedicando maggiore attenzione e risorse al progresso della ricerca sulla tecnologia ipersonica”.
E aggiunge che “La NATO non vuole di certo impegnarsi in una nuova corsa agli armamenti, ma deve necessariamente valutare le implicazioni che hanno tali nuovi sistemi d’arma, in forza della sua posizione di deterrenza e di architettura difensiva. Le attività di ricerca già intraprese da numerose Nazioni porteranno allo sviluppo e al possibile dispiegamento di tali armamenti ipersonici: di fronte a questo scenario gli Alleati della NATO dovranno necessariamente trovare strumenti per limitare il rischio di proliferazione, richiedendo il dispiegamento di misure sia a livello nazionale che internazionale”.

“Il mio personale auspicio è che si presti maggiore attenzione a quei progetti che hanno una diretta ricaduta nazionale, incrementando così la produzione e l’offerta di lavoro del nostro sistema Paese. Su questo fronte dobbiamo impegnarci maggiormente, privilegiando con la massima trasparenza gli investimenti di qualità”.
Infine, cercando di essere anello di continuità all’interno del Dicastero nel passaggio dal governo Conte I al Conte II, voglio puntare l’attenzione sul quinto domino, quello Cyber, sullo Spazio, sul benessere del personale civile e militare e, in particolare, sul settore industriale continuando a valorizzare le piccole e medie imprese che orbitano attorno al mondo della Difesa e, insieme alle università, fanno ricerca e sviluppo tecnologico.
Serve un grande sforzo corale da parte di tutti per ammodernare lo strumento militare. Un’azione indispensabile per la sicurezza del Paese e la salvaguardia della sovranità nazionale.
Credetemi se vi dico che stiamo lavorando con grande impegno ad importanti progettualità. Ritengo che i risultati siano sotto gli occhi di tutti.

Dalla creazione del C.O.R., il Comando per le Operazioni in Rete, alla prossima costituzione del C.O.S., il Comando per le Operazioni Spaziali che accentrerà le capacità di avvistare, identificare e reagire alle eventuali minacce, voglio evidenziare inoltre l’importanza di supportare l’industria e di coinvolgere ancora di più le piccole e medie imprese impegnate nel settore della Difesa, attraverso tavoli che rafforzano le sinergie tra aziende, istituzioni e mondo accademico per una sempre più forte spinta tecnologica. Proprio in tale direzione è orientato il progetto Italian Open Lab che punta a stimolare il dialogo tra questi differenti attori.



Di Angelo Tofalo:

FONTE : Angelo Tofalo