Giuseppe Conte: la mia intervista pubblicata questa mattina dal Fatto Quotidiano

Qui di seguito la mia intervista pubblicata questa mattina dal Fatto Quotidiano e realizzata da Paola Zanca insieme a Antonio Padellaro e Gad Lerner ⤵️

𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗶 𝗱𝘂𝗲 𝗺𝗲𝘀𝗶 𝗲 𝗺𝗲𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗕𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗚𝗿𝗶𝗹𝗹𝗼 𝗹𝗲 𝗵𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗮𝘃𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝟱𝗦. 𝗡𝗼𝗻 𝘁𝗲𝗺𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗹𝗲 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗲̀ 𝗰𝗮𝗱𝘂𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼?

Sono stati due mesi spesi bene. Per rifondare una forza politica occorre del tempo, occorre un confronto continuo, a tutti i livelli. Ora siamo pronti. Abbiamo una carta dei principi e dei valori, un nuovo statuto, una piattaforma di voto alternativa: a giorni avremo i dati degli iscritti, perché non può che essere così, ci sarà un grande momento di confronto pubblico e poi si voterà.

𝗙𝗶𝗻𝗼𝗿𝗮 𝗵𝗮 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘀𝗼𝘀𝗽𝗲𝘀𝗼 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗶 𝗻𝗼𝗱𝗶 𝗰𝗿𝘂𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗶 𝗱𝘂𝗲 𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮𝘁𝗶.

Il doppio mandato non è attualmente nello Statuto e quindi non sarà nel nuovo Statuto. È una questione che affronteremo più avanti con un confronto alla luce del sole. Ricordiamoci sempre che la forza del Movimento è stata una scelta originaria che si perpetuerà: far votare gli iscritti. Anche in questo caso ci sarà la possibilità di esprimere un voto sulle varie alternative che verranno proposte.

𝗦𝗶 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝘃𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗖𝗮𝘀𝗮𝗹𝗲𝗴𝗴𝗶𝗼?

La direzione politica del Movimento va distinta dalla gestione tecnica della piattaforma. non c’è possibilità per una forza politica rappresentata in Parlamento che ci sia anche solo l’ombra di una commistione tra questi due aspetti. Purtroppo da parte dell’Associazione Rousseau c’è stata una pressante ingerenza nelle scelte politiche: ma in democrazia se si ha un progetto alternativo, lo si presenta e lo si fa votare, funziona così.

(𝗣𝗮𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮𝗿𝗼): 𝗱𝗮 𝘁𝗶𝗳𝗼𝘀𝗼 𝗮 𝘁𝗶𝗳𝗼𝘀𝗼, 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗶 𝗠𝗼𝘂𝗿𝗶𝗻𝗵𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗮 𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝘂𝗼𝗺𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗿𝗼𝘃𝘃𝗶𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮, 𝗶𝗻 𝗰𝗮𝗹𝗰𝗶𝗼 𝗲 𝗶𝗻 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮?

Il divario tra le aspettative e la complessità della realtà esiste: l’approccio migliore nei confronti del premier Draghi, che ha indiscusse qualità, è condividere con lui la complessità della fase emergenziale che stiamo attraversando. Sostenerlo in modo leale, senza accreditare nei cittadini la possibilità che un solo uomo al comando possa risolvere tutti i problemi del Paese che ci trasciniamo da anni.

(𝗣𝗮𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮𝗿𝗼): 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗗𝗿𝗮𝗴𝗵𝗶 𝗮𝗱 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗮𝗰𝗰𝗿𝗲𝗱𝗶𝘁𝗮𝘁𝗼, 𝗺𝗮 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗵𝗮 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗼𝗹𝗮. 𝗘̀ 𝘂𝗻 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗳𝗼𝗰𝗮𝗹𝗲: 𝗹’𝘂𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗺𝗼𝗰𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮.

È un punto delicato che tutti coloro che hanno responsabilità politiche devono trattare con attenzione. La stampa ha un ruolo fondamentale perché è chiamata ad alimentare responsabilmente il circuito informativo; se si cade nel dileggio, nella alterazione dei fatti non si rende un buon servizio ai cittadini. Mi è capitato di rileggere i giornali del luglio 2020, quando abbiamo ottenuto i miliardi del Next Generation: rileggendo quei titoli sembrava avessimo rimediato una sconfitta, il che mi ha fatto riflettere.

(𝗟𝗲𝗿𝗻𝗲𝗿): 𝗜𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗶𝗹𝗼 𝗵𝗮 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝗽𝗶𝘂̀: 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗰𝘂𝗿𝗶𝗼𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗮𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗮𝘃𝘃𝗲𝗻𝗻𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗮𝘃𝘃𝗶𝗰𝗶𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗶 𝟱 𝗦𝘁𝗲𝗹𝗹𝗲? 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗲 𝗱𝗶 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗴𝘂𝗶𝗱𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗶𝗻𝗶?

Alfonso Bonafede era assistente di un mio collega: fu lui a chiedermi se avevo interesse ad essere designato come membro laico del Parlamento dell’organo di autogoverno della giustizia amministrativa. Gli precisai che non li avevo votati, né ero un simpatizzante M5S. Fui selezionato, era una occasione importante per me, gratificante anche dal punto di vista degli emolumenti. Ecco, in 4 anni non ho mai ricevuto una telefonata, una sollecitazione su un dossier. Questo mi fece maturare una condivisione dei valori del M5S, volli restituire loro qualcosa: per questo, alle elezioni politiche mi resi disponibile, a essere potenziale ministro della Funzione Pubblica.

𝗟𝗲 𝗲̀ 𝗮𝗻𝗱𝗮𝘁𝗮 𝗺𝗲𝗴𝗹𝗶𝗼.

La mia formazione è quella cattolico-democratica, vengo dal centro moderato, che guarda a sinistra. La Lega non era una prospettiva che mi affascinava, ma era l’unica soluzione possibile, dopo il rifiuto del Pd e tre mesi di stallo.

(𝗣𝗮𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮𝗿𝗼): 𝗦𝘂𝗹 𝘃𝗶𝗱𝗲𝗼 𝗱𝗶 𝗕𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗚𝗿𝗶𝗹𝗹𝗼 𝗹𝗲𝗶 𝗵𝗮 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼, 𝗳𝗼𝗿𝘀𝗲 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼, 𝗽𝗿𝘂𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲. 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮 𝗶𝗹 𝗿𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲, 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗲𝗿𝗮̀ 𝗮𝗱 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝘃𝗶𝗱𝗲𝗼?

Rispetto la sua sofferenza, così come rispetto quella di chi si sente vittima di questa vicenda. Mi sento spesso con lui, ma è chiaro che nel dna del Movimento ci sono due pilastri: il rispetto dell’indipendenza della magistratura e il rispetto delle donne e della parità di genere. Non ci può essere alcuna commistione tra una vicenda personale – ancorché di Beppe Grillo – rispetto alle linee politiche del Movimento.

(𝗣𝗮𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮𝗿𝗼): 𝗦𝗲 𝗹𝗲𝗶 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗹’𝗮𝘃𝘃𝗼𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗕𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗚𝗿𝗶𝗹𝗹𝗼 𝗮𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝘃𝗶𝗱𝗲𝗼?

No, per un motivo. Le trasmissioni tv ne hanno approfittato per dire: “siccome ne ha parlato Grillo, possiamo parlarne anche noi”. Un processo parallelo, una degenerazione che non permetterei mai.

𝗖’𝗲̀ 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗻𝗼𝗺𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗿𝗼𝗴𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗣𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗔𝗺𝗮𝗿𝗮. 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗽𝗶𝗲𝗴𝗮 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗽𝗮𝗿𝗰𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗮 𝟰𝟬𝟬 𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗲𝘂𝗿𝗼?

Non ho nulla a che fare con i loschi traffici del signor Amara, non lo chiamo avvocato e non l’ho mai conosciuto. Il mio nome sarebbe stato fatto da Vietti, con il quale pure non ho mai avuto rapporti personali e professionali. Trecento pareri legali mi hanno occupato per quasi un anno, quindi quel compenso era il minimo, credo: tutte quelle parcelle, tra l’altro, hanno passato il vaglio del tribunali e dei commissari giudiziali nominati dai giudici fallimentari.

𝗖𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝘃𝗮 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗖𝗲𝗻𝘁𝗼𝗳𝗮𝗻𝘁𝗶?

Quando Bellavista Caltagirone – patron del gruppo Acqua Marcia, che nemmeno ho mai conosciuto – è stato arrestato, il gruppo era in dissesto: hanno deciso di fare un concordato preventivo per evitare il fallimento. Occorreva fare pareri legali per certificare attivi e passivi: Centofanti gestiva in quel momento la società insieme ad altri dirigenti ecl credo fu lui a firmare il mio incarico.

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗲𝘀𝗰𝗲 𝗹’𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗴𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗼 𝘀𝗰𝗮𝗻𝗱𝗮𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝘀𝗺?

Malconcia. Nessun magistrato si deve permettere di avere atteggiamenti subalterni nei confronti della politica, perché fa un danno a tutta la categoria. Detto questo, nessuna forza politica in Parlamento deve approfittarne per mettere sotto schiaffo la magistratura. Prima di parlare di commissioni d’inchiesta, riformiamo il Csm: la polvere si deve sedimentare.

(𝗟𝗲𝗿𝗻𝗲𝗿): 𝗦𝗼𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗺𝗼𝘁𝗶𝘃𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗻𝗶𝗺𝗼𝘀𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗠𝗮𝘁𝘁𝗲𝗼 𝗥𝗲𝗻𝘇𝗶 𝗻𝗲𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗶, 𝗱𝗲𝗿𝗶𝘃𝗶 𝗱𝗮𝗹 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗮𝗿𝗲𝗮 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗮𝗹𝗲.

Spero non con i loro risultati loro attuali.

(𝗟𝗲𝗿𝗻𝗲𝗿): 𝗜𝗹 𝗠𝟱𝗦 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗲𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝗗𝗰? 𝗗𝗼𝘃𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗶 𝘃𝗼𝘁𝗶?

Sarà un movimento intriso di cultura ecologica, saremo all’avanguardia in questo. Saremo dalla parte dell’inclusione e della giustizia sociale. Siamo di sinistra? Classificateci come volete, ma la realtà è che guarderemo anche alle esigenze dell’elettorato moderato. A me interessa abbassare le tasse: sono di destra? Va benissimo.

𝗟𝗲𝗿𝗻𝗲𝗿: 𝗳𝗼𝗿𝘀𝗲 𝘃𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗲 𝗽𝗮𝗴𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮 𝗰𝗵𝗶 𝗲𝘃𝗮𝗱𝗲 𝗼 𝗮 𝗰𝗵𝗶 𝗵𝗮 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶…

La soglia dell’imposizione fiscale è già elevata. I pagamenti digitalizzati consentono emersione del sommerso, è lì che si annidano i problemi. dobbiamo riformare il fisco per renderlo semplice, equo e trasparente.

𝗕𝗮𝘀𝘁𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗲𝘃𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼𝗻𝗶…

Non sono la soluzione: abituano il cittadino alle sanatorie e possono renderlo molto pigro con i pagamenti. Noi dobbiamo evitare i condoni, questo senz’altro. Però attenzione: per far partire la nuova riforma fiscale possiamo anche agevolare la regolarizzazione delle posizioni, ma una volta per tutte. Poi, chi sgarra paga.

(𝗣𝗮𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮𝗿𝗼): 𝗟’𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝘂𝘁𝗼𝗴𝗿𝗶𝗹𝗹 𝘁𝗿𝗮 𝗠𝗮𝘁𝘁𝗲𝗼 𝗥𝗲𝗻𝘇𝗶 𝗲 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗠𝗮𝗻𝗰𝗶𝗻𝗶 𝗮𝘃𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗿𝗲 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗳𝗼𝗿𝘁𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗲 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘀𝘂 𝗱𝗶 𝗹𝗲𝗶 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗰𝗲𝗱𝗮 𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗲𝗴𝗵𝗲 𝘀𝘂𝗶 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘇𝗶. 𝗛𝗮 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗶𝗻 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶?

Qualsiasi rappresentante delle istituzioni deve rispondere del proprio operato con trasparenza: Renzi fa gli incontri che ritiene, ma deve spiegare perchè si trovava in un area di sosta con un uomo dei servizi con il quale non aveva motivi istituzionali per incontrarsi. Quanto alle pressioni di quei mesi, non ho voluto far polemiche, ero concentrato sulle priorità per gli italiani. Vedo invece che il senatore Renzi è molto più versatile di me: la mattina è in Arabia a decantare il neo-Rinascimento, spazzando via con un sol colpo tutta la tradizione rinascimentale italiana, peraltro fiorentina; il pomeriggio si ferma in autogrill, la sera è in tv. io sono molto meno versatile: so solo rimanere concentrato per lavorare per gli interessi degli italiani.

𝗟𝗼 𝗵𝗮 𝗺𝗮𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗼?

No, ma non escludo in futuro di incrociarlo in qualche autogrill.

(𝗟𝗲𝗿𝗻𝗲𝗿): 𝗖’𝗲̀ 𝘂𝗻’𝗮𝗹𝗮 𝗠𝟱S 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝗿𝗶𝗳𝗶𝘂𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗼𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗗𝗿𝗮𝗴𝗵𝗶 𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗹𝗲𝗰𝗶𝘁𝗮: 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗲𝗮𝗱𝗲𝗿 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗵𝗶 𝗽𝗲𝗿𝗶𝗼𝗱𝗶 𝗳𝘂𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲.

Quando è finita quell’esperienza abbiamo fatto un appello pubblico: ci hanno descritto come quelli dei Ciampolillo, ma c’era Liliana Segre che, nonostante il parere contrario del suo medico, è venuta a votare per non far cadere il governo Conte. Siamo stati tutti dispiaciuti per la fine di quell’esperienza, ma per rispetto delle istituzioni mi sono fatto subito da parte e ho favorito la nascita del governo Draghi. Alcuni non si sono fatti convincere, mi dispiace, ma questo non significa che l’opposizione mi spaventa.

(𝗣𝗮𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮𝗿𝗼): 𝗾𝘂𝗮𝗹 𝗲̀ 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗲𝗶 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗲: 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝘃𝗮𝗱𝗮 𝗮 𝗲𝗹𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮 𝗳𝗶𝗻𝗲 𝗹𝗲𝗴𝗶𝘀𝗹𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗲 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗠𝗮𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗮𝗹 𝗤𝘂𝗶𝗿𝗶𝗻𝗮𝗹𝗲?

L’approccio migliore è sostenere il governo e augurarci tutti che possa proseguire il suo percorso. Chi oggi dice: vedo bene Draghi al Quirinale sembra quasi voglia liberare una casella al governo. Non è responsabile nei confronti dei cittadini dire in questo momento, con tutti i problemi in corso, Draghi deve andare al Quirinale.

(𝗣𝗮𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮𝗿𝗼): 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗲𝗶 𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗲̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗗𝗿𝗮𝗴𝗵𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗶 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗲 𝗹𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗲 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗱𝗮𝗻𝗼 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲 𝗶𝗹 𝗻𝗼𝗺𝗲 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗖𝗼𝗹𝗹𝗲?

Non possiamo certo augurarci che questa esperienza di governo si interrompa e metterci a giocare al toto-Quirinale. quando sarà il momento ci ritroveremo insieme con le altre forze politiche a ragionare sulla personalità migliore nell’interesse del Paese

𝗟𝗲𝗶 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗻𝗱𝗶𝗰𝗮 𝗶𝗹 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗮𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼, 𝗺𝗮 𝗲̀ 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝘃𝗲𝗿 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗮? 𝗣𝗲𝗻𝘀𝗶 𝗮𝗱 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗖𝗶𝗻𝗴𝗼𝗹𝗮𝗻𝗶 𝗼 𝗮𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗻𝗴 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲…

Quando dico che dobbiamo sostenere lealmente questo governo non significa che rinunciamo a fare politica. Sulla transizione ecologica, per esempio, ho sempre parlato di idrogeno verde e non blu; sulla giustizia noi stessi ci siamo predisposti ad articolare meglio la norma sulla prescrizione, distinguendo tra i casi di assoluzione e condanna in primo grado: ma l’unica cosa da fare è sedersi al tavolo e approvare le riforme per accelerare i tempi dei processi civili e penali che già sono allo studio del Parlamento.

𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗼𝗻𝘁𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗱𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗽𝗶𝗮𝗰𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗶 𝟱 𝗦𝘁𝗲𝗹𝗹𝗲?

Dico di studiare bene le carte, serve una istruttoria tecnica di supporto alla valutazione politica: non ci infiammiamo ideologicamente Ponte sì, Ponte no. E comunque bisogna ragionare sempre in termini di progetto complessivo, pensando al Ponte come infrastruttura finale che va a completare le gravi carenze infrastrutturali di Calabria e Sicilia.

(𝗣𝗮𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮𝗿𝗼): 𝗦𝗶 𝗲𝗿𝗮 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗿𝗱𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝗹𝗲𝗶 𝗲 𝗟𝗲𝘁𝘁𝗮 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲. 𝗔 𝗥𝗼𝗺𝗮 𝘃𝗼𝗶 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗽𝗽𝗼𝗴𝗴𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗩𝗶𝗿𝗴𝗶𝗻𝗶𝗮 𝗥𝗮𝗴𝗴𝗶, 𝗰𝗼𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗿𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗹 𝗣𝗱. 𝗖𝗶 𝘀𝗽𝗶𝗲𝗴𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗲̀ 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼?

Sono impegnato nel rapporto con il Pd in un dialogo alla pari, senza alcuna subalternità. Io parlo tanto con i romani: anche chi aveva un atteggiamento prevenuto nei confronti dell’amministrazione Raggi ora inizia a capire che i risultati hanno richiesto tempo, perché è stato necessario operare una cesura con il passato. Io non ho mai avuto dubbi sul sostegno alla sindaca. Recentemente mi è stato prospettata la possibilità che il Pd potesse candidare Nicola Zingaretti, persona che ha la mia stima e la mia amicizia: li ho avvertiti che questa candidatura avrebbe potuto avere ripercussioni serie sulla tenuta del governo regionale, dove da due mesi siedono due assessore M5S, e loro hanno fatto la loro scelta. Ma non ci stracciamo le vesti se non proponiamo una soluzione congiunta: è successo anche al Pd in passato – con De Luca, con Emiliano – che decidesse di ricandidare un amministratore uscente. Auspico che al secondo turno il candidato che avrà la meglio verrà sostenuto da tutti. Anche a Torino: cerchiamo di trovare sinergie, c’è un candidato della società civile che può mettere insieme tutti ed essere molto competitivo.

(𝗟𝗲𝗿𝗻𝗲𝗿): 𝗜𝗹 𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗼𝗹𝗶𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗧𝗼𝗿𝗶𝗻𝗼?

Il nome non lo dico, ma il Pd lo conosce bene.

(𝗟𝗲𝗿𝗻𝗲𝗿): 𝗟𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗶𝗱𝗮 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗣𝗱 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝘂𝗯𝗮𝗹𝘁𝗲𝗿𝗻𝗼: 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮 𝗶𝗹 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗮𝗹𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗣𝗱, 𝗠𝟱𝗦 𝗲 𝗟𝗲𝘂 𝗼 𝗰𝗶 𝘃𝗼𝗿𝗿𝗮̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗳𝗮𝗻𝘁𝗮𝘀𝗶𝗮?

Io in questi due mesi ho preparato un programma con tante riforme economiche e sociali: andrà condiviso, dovrà crescere col contributo della società civile e dei territori. Questo ci consentirà di avere un progetto per l’Italia dei prossimi 5 anni, e vedrà che saremo molto competitivi.

(𝗟𝗲𝗿𝗻𝗲𝗿): 𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲𝗺𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮 𝗲 𝗶𝗹 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗠𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝟱 𝗦𝘁𝗲𝗹𝗹𝗲?

Entro questo mese.