Giornata mondiale delle zone umide, promoviamone l’importanza

Oggi è la Giornata mondiale delle zone umide, istituita nel ‘97. Ogni anno la si celebra il 2 febbraio, cioè nell’anniversario della firma della Convenzione di Ramsar (Iran), del 1971 e oggi quindi compie 50 anni. In questa ricorrenza governi, Ong, associazioni e cittadini svolgono iniziative per sviluppare una coscienza collettiva sull’importanza ambientale delle zone umide e sul valore civile di quella Convenzione.

Una grande quantità di specie vegetali e animali vive nelle zone umide; per esempio in torbiere, acquitrini, saline e sistemi dunali. Si tratta di aree fondamentali, dunque. Ciononostante, in Europa appena il 40% dei corpi idrici superficiali versa in un apprezzabile stato ecologico, secondo i dati istituzionali. Purtroppo le zone umide presentano condizioni di grave degrado. Le cause sono risapute quanto ancora largamente ignorate: inquinamento da reflui, rifiuti, abbandono delle attività agro-pastorali, alterazione degli equilibri idrici, erosione costiera, inquinamento da pesticidi, invasione di specie esterne e cementificazione.

Dal Novecento, peraltro, la Terra ha perduto addirittura il 64% delle sue zone umide. Si stima che nel mondo sia in pericolo un terzo delle specie legate agli ecosistemi acquatici. Inoltre rischiano di scomparire tra il 75 e il 78%% delle paludi e delle torbiere, nonché quasi il 50% dei laghi, dei fiumi e delle coste.

In Italia ormai piu’ del 60% delle zone umide sono scomparse, in Europa piu’ di due terzi. Non possiamo permettercelo e dobbiamo reagire, intanto a livello politico. A riguardo il nostro impegno in parlamento non è mancato e non mancherà mai ma occorre un impegno maggiore soprattutto da parte delle regioni. Tra l’altro le zone umide costituiscono l’habitat di oltre 100 mila specie d’acqua dolce. Ancora, rappresentano i migliori serbatoi di carbonio dell’intero pianeta. Ricordo che le torbiere, che si estendono per il 3% della superficie planetaria, assorbono fino al 30% del carbonio organico dei suoli. Soprattutto, le zone umide giocano un ruolo essenziale nel limitare gli effetti del cambiamento climatico. Infine dalle stesse si ricava il 70% dell’acqua dolce per irrigazione.

Occorre quindi realizzare nuove aree protette, far crescere piccole zone umide anche negli ambienti urbani e aumentare il numero di quelle riconosciute dalla Convenzione di Ramsar.

Inoltre nel nostro paese abbiamo diversi siti della Rete natura 2000 ma spesso sono incostuditi, i piani di gestione non vengono applicati e finiscono addirittura per diventare discariche a cielo aperto.

Per questo motivo occorre realizzare una rete di enti/associazioni gestori per ripristinare gli ecosistemi degradati e tutelarli come prevedono le norme europee.

Abbiamo tanti argomenti validi, dunque, per salvaguardare le zone umide e le nostre aree protette. Iniziando dal terreno culturale. La tutela dell’ambiente, oggi piu’ che mai, non puo’ essere una Cenerentola ma deve diventare la priorita’ di tutti per uno sviluppo economico e sociale davvero sostenibile.



Di Paolo Parentela:

FONTE : Paolo Parentela