Gelli è vivo e lotta insieme a loro

Il filo nero che ha legato quasi tutte le vicende italiche più oscure, ha un nome: massoneria.

Dalla strage di Bologna fino al recentissimo saccheggio delle offerte dei fedeli, operato a danno del Vaticano da faccendieri, pseudo spie formate all’università della strada e presunti broker (salvati dalla bancarotta proprio dai soldi delle offerte), i massoni li trovi dappertutto. Senza parlare delle stragi di mafia, depistaggi vari, trattative più o meno confessabili, servizi segreti deviati.
E c’erano pure prima della clamorosa scoperta della P2 e dei famosi elenchi gelliani. C’erano ed operavano, eccome! Vari capitoli dei libri di storia, sulle vicende più oscure, a cominciare dalla strategia della tensione, con le varie bombe confezionate e fatte esplodere dai neofascisti, potrebbero essere completati dai sospetti sulle logge italiane, più o meno coperte.

Le strategie delineate da Gelli, con il famoso “piano di rinascita democratica”, hanno trovato attuazione. Soprattutto la parte, di quel piano, dedicata all’informazione. Ed è curioso come i più importanti sommovimenti della politica, le minacce più gravi allo “status quo”, ai poteri da sempre presenti in Italia, dentro e fuori delle Istituzioni, abbiano avuto lo stesso epilogo. Il primo fu il terremoto successivo a “tangentopoli” che vide la scomparsa di quei partiti che, storicamente, avvantaggiavano, privilegiavano e rappresentavano (almeno in parte) gli interessi di quegli ambienti. Berlusconi fu pronto a prenderne il posto e garantire continuità.

Il secondo avvenimento fu il primo successo elettorale, che nessuno aveva potuto pronosticare con le dimensioni che poi ebbe, del Movimento 5 Stelle. In quella occasione la casta dette una dimostrazione di unità senza precedenti (contro il nemico non controllabile). Si formarono governi fra nemici (prima) dichiarati. Verdini si avvicinò a quella parte del PD erede della vecchia DC. La parte migliore del PD (a cominciare da Bersani) venne prima isolata e poi messa in condizione di uscire dal partito. Dal cilindro dei soliti ignoti uscì Renzi. A colpi di complotti, franchi tiratori nelle votazioni parlamentari ed accordi rigorosamente sottobanco, defenestrò Letta (non garantiva appieno), venne il “patto del Nazareno” (al suo governo partecipò Verdini, Alfano, Lupi), poi il Jobs Act e tutte le schifezze che Renzi si è intestato, fino ad un tentativo di modifica della Costituzione che, fortunatamente, non ebbe successo.
Il terzo avvenimento, il più grave da un punto di vista della credibilità ed affidabilità delle Istituzioni, la ormai chiara ed intellegibile manovra, che ha fatto cadere il governo di Giuseppe Conte, per affidare la gestione dei fondi rivenienti dal Recovery Fund a uomini più vicini ed affidabili. Sicuramente più sensibili ai richiami di determinati interessi. Tomaso Montanari (che stimo moltissimo) ha detto in faccia a Bini Smaghi che in Italia comandano le banche. Aggiungere alle banche, massoni ed amici di massoni, non mi sembra tanto sbagliato. Le dichiarazioni rese a Report dall’ex tesoriere della Lega, stanno lì a dimostrarlo.

Giancarlo Selmi