Fusione nucleare, l’Italia e l’energia del futuro – Intervista a Bruno Coppi

Torniamo a parlare della fusione nucleare, l’energia delle stelle che ‘accende’ il Sole e tutti gli astri dell’universo. La sua materia prima è l’acqua ed è considerata l’energia del futuro: un’energia rinnovabile pulita, sicura, inesauribile e quindi economica, che sostituirà i combustibili fossili consentendo la decarbonizzazione e quindi la salvezza del nostro pianeta. L’Italia è stata e può tornare ad essere leader mondiale nella ricerca e nello sviluppo di questa tecnologia.

Ne abbiamo parlato con il noto fisico italo-americano Bruno Coppi del MIT (Massachusetts Institute of Technology), considerato il padre della fusione nucleare


• Negli anni ‘80 lei avviò il primo progetto al mondo per la creazione di un reattore sperimentale a fusione nucleare, IGNITOR: un progetto con importante contributo italiano molto promettente ma dalla storia travagliata. Quali le differenze rispetto al progetto internazionale ITER?

A livello scientifico la storia di IGNITOR non è stata travagliata: il programma ha sempre avuto e continua ad avere il pieno sostegno della comunità scientifica attiva internazionale e il tempo ne ha confermato la validità portando a un suo sviluppo e aggiornamento.  IGNITOR è il primo e anche l’unico progetto al mondo per la realizzazione di un reattore sperimentale per portare un plasma reagente (composto di deuterio e trizio) vicino all’accensione spontanea. Un obiettivo molto più avanzato rispetto al progetto ITER che studia le fasi precedenti l’ignizione: requisito indispensabile per la produzione di energia in forma economica. Qui negli Stati Uniti la linea di ricerca di IGNITOR è considerata la via più promettente per arrivare a un reattore realmente capace di produrre energia. Ciononostante, da anni gran parte delle risorse, sopratutto europee, si concentrano sul mastodontico progetto ITER a guida francese, nonostante esso abbia limitati obiettivi scientifici, tempi di realizzazione imprevedibili e costi ancora incerti ma nell’ordine delle decine di miliardi di euro, di gran lunga superiori a quelli del progetto IGNITOR che prevede un contributo italiano di 80 milioni.

A che punto sta il progetto IGNITOR? Come sta procedendo e quale ruolo svolge l’Italia?

Nel 2011 l’Italia, d’accordo con il Massachusetts Institute of Technology e al Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, aveva pianificato una collaborazione con l’Istituto Kurchatov di Mosca e l’azienda statale russa per l’energia atomica Rosatom. Fu deciso che il nocciolo del reattore IGNITOR costruito da aziende italiane, che inizialmente doveva essere installato nella ex centrale nucleare italiana di Caorso, sarebbe stato portato a Troitzk, alle porte di Mosca, dove Rosatom ha realizzato le strutture necessarie per la  sua messa in funzione. E’ di questi giorni la notizia che il governo russo ha stanziato i fondi per proseguire con questa collaborazione con Rosatom. Ora occorre che l’Italia non si lasci distrarre dal procedere rapidamente con l’industria nazionale, che ha una grande tradizione nel campo dell’ingegneria elettromeccanica cruciale per la realizzazione della macchina IGNITOR. Non dobbiamo rischiare di perdere per l’ennesima volta la possibilità di ricoprire un ruolo di guida sullo scenario internazionale, come già accaduto in passato con la chimica e l’elettronica.

Che idea si è fatto delle cause di questa vicenda?

L’Italia ha grandi potenzialità in questo settore vitale per il futuro come in altri. Il talento tecnico-scientifico e imprenditoriale italiano di Mattei, Natta e Olivetti non sono una cosa del passato, esiste ancora. Ci sono anche politici italiani che ne sono consapevoli, tra questi anche Luigi Di Maio che ho avuto il piacere di incontrare più volte. Ma poi, spesso, in Italia e anche in Europa, qualsiasi evidenza scientifica e lungimiranza imprenditoriale e politica si arena per colpa di apparati decisionali condizionati da gruppi d’interesse dediti al mantenimento dello status quo, non al progresso. Non possiamo lasciare che a decidere il nostro futuro, tanto più su problemi cruciali quali il nostro futuro energetico e gli orizzonti della ricerca, siano burocrati influenzati da miopi lobby di varia natura, perché altrimenti finiamo intrappolati in vicoli ciechi buttando via tempo e fondi preziosi.

A quali interessi si riferisce? Alle lobby petrolifere che remano contro la decarbonizzazione?

Non solo, anche a quelle legate al business globale dei reattori nucleari a fissione e che, invece di puntare al futuro e alla riconversione, fanno di tutto per mantenere o riconquistare rendite di posizione del passato. Normale che ci siano queste spinte, ma non che queste riescano a imporre un’ortodossia indiscutibile, censurando come eretico ogni progetto alternativo e arrivando a smantellare centri di ricerca con la chiusura ingiustificata di strutture sperimentali preziose. Questo è il contrario del progresso. Nel caso del progetto IGNITOR queste spinte non hanno prevalso.

E come se ne viene fuori da questa situazione secondo lei?

Scienza, imprenditoria e politica lungimiranti devono riprendere il controllo della situazione. Per quanto riguarda la ricerca sulla fusione nucleare è necessario che l’Italia e  la l’Unione europea accettino di percorrere le strade ritenute più promettenti dalla comunità scientifica attiva internazionale. 

 

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