Fuori il nome della “manina” che voleva rifilarci le mozzarelle blu

In questi giorni è successa una cosa non grave, ma gravissima.

Dovete sapere che in Italia fino a ieri c’era una legge che tutelava tutti noi dal venire letteralmente avvelenati con prodotti alimentari venduti in ristoranti e supermercati: la legge del 1962, che prevedeva pesante multa, arresto, chiusura e revoca della licenza per chi vende cibo alterato, avariato o non rispettava le norme igieniche. In sostanza: se ti becco a vendere mozzarelle blu come quelle in foto, ti faccio passare i guai seri.

Qualche settimana fa si è deciso di adeguare la normativa italiana al Regolamento Ue, con un nuovo decreto, quello del 27/12. L’idea di fondo era: sistemi, “modernizzi”, adegui e, si credeva, migliori il tutto a maggior tutela del consumatore.

Durante questo lavoro, è però successo qualcosa di oggettivamente strano: incredibilmente, una “manina” non ancora nota in quel lavoro ci ha infilato l’abrogazione della legge del 1962. E – occhio qui – nel nuovo impianto spariva dunque il penale per chi, supermercato o ristorante, prova a rifilarti una bella bistecca in putrefazione o del cibo con additivi tossici. Da 60mila euro di multa, arresto e revoca licenza, si passava ad una multina di 3mila euro. Tradotto: chi avvelena il cliente non paga praticamente niente. Un disastro a danno dei consumatori.

Ora, fortunatamente, il Governo è intervenuto salvando in extremis quella parte e impedendone l’abrogazione.
Ma il fatto, gravissimo, rimane. E dato che rimane, un appello: che salti fuori il nome del proprietario della “manina”, tecnica del ministero o politica, che voleva fare questo bel regalo ai banditi del mondo dell’alimentare, facendo un danno enorme a 60 milioni di italiani.

Fuori il nome e chiarezza (totale) sulla natura colposa o dolosa di questo fatto.

Leonardo Cecchi