FIGLI E FIGLIASTRI NELLA POSSIBILE PROPOSTA DI MODIFICA DEL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

Oggi il Sole24 Ore, in un articolo a firma di Marcello Messori, lancia la sua proposta di una revisione delle regole fiscali.
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Diciamo subito che sarebbe stato meglio il silenzio, dato che, se confermata, questa rappresenterebbe un ulteriore peggioramento rispetto al quadro attuale. Peggiorare quanto previsto oggi nel Patto di Stabilità e Crescita sembrerebbe impresa impossibile, ma forse è quanto si sta ipotizzando. Sì, perché l’attuale modello dannoso e discrezionale del Patto di Stabilità e Crescita nella testa di qualcuno potrebbe essere superato da uno dove di fatto le regole restano le stesse ma si offre ancora maggiore discrezionalità politica alla Commissione europea per decidere quali paesi vadano catalogati come “buoni” e quali come “cattivi”. Ossia quali paesi possono sostenere la propria economia e quali devono attuare politiche di austerità.

La proposta prevede infatti una regola fiscale composta da un primo test di sostenibilità di lungo periodo basata su scenari e andamenti economici futuri alternativi (siamo nel campo del misticismo economico), dove in caso di esito positivo il paese in questione potrebbe continuare con la sua politica fiscale come niente fosse, mentre in caso di valutazione negativa tornerebbe la mannaia delle politiche di austerità previo accordo con lo stato membro. E se non vi fosse alcun accordo? Beh ‘Qualora non si arrivasse a un accordo, il Paese rimarrebbe sottoposto alle vecchie regole fiscali del Patto di stabilità e crescita come definite dai regolamenti e dalle direttive europee del 2011-2013 (Six Pack, Two Pack)’. E per non farci mancare nulla, ecco la chiosa finale: ‘Per giunta, se non realizzasse ex post l’avanzo primario (corretto per la fase ciclica) alla base dell’accordo, il Paese si dimostrerebbe incapace di correggere il proprio debito pubblico eccessivo e sarebbe, quindi, costretto a entrare nel tradizionale programma europeo di aiuto che è gestito dal Meccanismo europeo di stabilità e che include condizionalità macroeconomiche”.

Ogni tanto mi chiedo se i commentatori italiani godano a proporre delle politiche fiscali totalmente autolesionistiche.
Con la parola “discrezionalità” si lancia il messaggio subdolo che le regole vengono applicate con maggiore flessibilità e adattandole alla situazione del paese. Ma si tratta di un’operazione di facciata. Quello che accade realmente è che aumentano le divergenze nell’applicazione delle regole tra paesi e si offre ancora maggior potere alla Commissione per decidere chi può sopravvivere e chi deve morire.

Oggi, infatti, la regola è dannosa (per alcuni più che per altri) e discutibile, ma sulla carta uguale per tutti. Da domani secondo le proposte di questi geni della finanza le regole diventerebbero ancor più dannose, discutibili e diverse a seconda che ti chiami Germania, Francia… o Italia.

Raphael Raduzzi