Fermarsi è trasformare l’oceano in laguna

“Sii sempre come il mare che infrangendosi contro gli scogli, trova sempre la forza di riprovarci” scriveva Jim Morrison.
Che vale un po’ come “The sea knows where are the rocks and drowning is no sin” di Paul David Hewson.
Se si sa dove risiedono le rocce, annegare non è peccato, perché comunque si è tentato con tutte le forze di resistere e sopravvivere.
Lo è, peccato, il non sapere dove siano le rocce: qualcuno ha dimenticato, o forse non ha mai voluto sapere, dove risiedono gli scogli, cosicché da mare ha permesso che questa distesa enorme d’acqua potesse diventare stagno, in assenza di movimento, e senza più sapere dove stesse il cuore che pulsa, batte e genera movimento, vita, nell’incessante sbattere contro, infrangersi, rompersi, rimarginarsi, e riprovarci, ancora ed ancora, sempre, finché c’è vita, fin quando c’è respiro.
In molti lo sanno che è nello stesso posto di sempre, lo scoglio, la roccia.
In molti non vogliono lottare, non vogliono rompersi, infrangersi, procurarsi ferite che poi producono cicatrici perenni.
In molti subiscono il fascino dello stagno.
Ma fermarsi è trasformare l’oceano in laguna, il fiume in palude, l’acqua sorgiva in acquitrino.

Nicola Morra
Fermarsi è trasformare l'oceano in laguna