FENOMENOLOGIA DELLA LEGA

Dopo il disastro Bossiano delle innumerevoli appropriazioni indebite, rimborsi inventati o non dovuti, mutande verdi pagate con i soldi dei contribuenti, lauree all’Universitá di Tirana, il “trota” consigliere regionale, rimborsi elettorali deviati ed intascati, ristrutturazioni di case sempre con i soldi nostri, diamanti di Tanzania, casse piene di contanti, centinaia di micro e macro episodi di corruzione nelle amministrazioni locali e chi piú ne ha piú ne metta; dopo l’inevitabile debacle elettorale, arrivó lui, il milanista, il Matteo nazionale, il partecipante del “pranzo é servito”, l’eterno studente universitario fuori corso ed il, per sua stessa dichiarazione, “nullafacente”.

Il nostro cambió logo e ragione sociale, occultó in maniera definitiva 49 mln dei soliti contribuenti ed ebbe due intuizioni geniali: la prima cambiare nemico. Non più i terroni ma i “negri”; la seconda costituire una invencible armada in Internet capace di sparare milioni di fake news e cazzate al giorno.

Continuó con le corna vikinghe, pseudo battesimi, rutti, scorregge e vía dicendo. Le malversazioni continuarono (nascoste accuratamente da TV e giornali), il cervello continuó ad essere un optional, peró introdusse nella sua strategia politica la conquista del sud. Inauguró il motto “Prima gli italiani” e tutti i microcefali presenti nel sud, lo credettero e gli perdonarono il suo antiterronismo precedente. Un successone. Oltre ad assicurare ai padri della Patria Bossi e Calderoli una comoda rielezione, fece diventare un movimento di incolti, razzisti, commercialisti e piccoli imprenditori nordisti, il primo partito italiano.

Il problema che si pone adesso, per lui ed il gruppo di minorati funzionali che lo segue, é che al successo elettorale non corrisponde una quantitá adeguata e proporzionale di “grano salís”. E, quindi vengano cazzate. Una dietro l’altra, senza soluzione di continuitá. L’inadeguatezza del personaggio all’importanza dei ruoli ai quali aspira, si é palesata in maniera inequivocabile. Il tipo non sa niente. É confuso, non ha un’adeguata preparazione. Non regge ad un’intervista vera neanche fatta dalla Sora Rosa. É ripetitivo, non ha idee. Formula proposte risibili e incoerenti. É ossessionato da Conte, l’uomo che piú odia proprio perché é diametralmente al suo opposto in tutto, tanto da imporsi di dichiarare di voler fare sempre il contrario. Cosí prima dichiara inutile il Recovery Fund, grande successo del suo “nemico” ed auspicabili le emissioni dei Btp perché, a suo dire “gli italiani ci prestano i soldi e non abbiamo bisogno dell’Europa”. Dimostrando oltre all’illogicitá, l’ignoranza, la non conoscenza dei mercati. Cosa gravissima per uno che aspira a governare la terza potenza economica europea.

Poi, folgorato sulla via di Bruxelles e dal carisma di Draghi, liberato dall’ossessione contiana dall’amico e sodale dell’ultima ora, Renzi, fa compiere al suo pensiero, ai suoi slogan, la terza (non sarà l’ultima) virata. Una rivoluzione copernicana sua e del suo partito, attratto dai soldini di quel Recovery che aveva, pochi mesi prima, giudicato inutile. Diventa fortemente europeista e non martella più sui migranti. Molti dei suoi seguaci vengono ricoverati in neurologia con sintomi che vanno dal forte mal di testa alla convinzione di essere Napoleone.

L’unica linea politica però non cambia, è sempre la stessa: odiare qualcuno e si conferma una linea di successo. Un buon 20% degli italiani si riconosce in essa e la sostiene. Contenuti: zero. Compensati però, in quantità industriali, da corruzioni ed incapacità. Ma, purtroppo, alla maggioranza degli italiani, l’onestà, la meritocrazia e il privilegio del bene comune non interessano. Sugli “itagliani” i valori non hanno appeal. Meglio sempre un rutto che un congiuntivo.

Giancarlo Selmi