E NO, CARO PRESIDENTE MATTARELLA (CON TUTTO IL RISPETTO)

In una democrazia parlamentare valgono i voti. Non valgono i sondaggi (checché ne dicano Salvini e Meloni). Valgono i voti che hanno insediato questo parlamento, non il prossimo.

E, se contiamo i voti del 2018, il M5S con il PD e LEU hanno la maggioranza assoluta.

Questi tre partiti, insieme, avevano ed hanno il diritto di governare perché, nel 2018, così ha deciso il corpo elettorale.
Mi si obietterà: in questo momento non hanno i numeri. Ed è certo per una serie di motivi, primo fra tutti il mercato delle vacche vincente, quello operato dalle destre e da quell’infame di Renzi.

Però la volontà popolare, il Presidente della Repubblica non può dimenticarla, in nessun momento. Lui è il garante supremo dell’applicazione di questo primario aspetto della Costituzione. Questa crisi non credo abbia dimostrato in tutte le sue fasi, un attaccamento supremo a questo sacro valore.

Con tutto il rispetto per Mattarella, che nonostante tutto non arrivo a considerare alla stregua di Napolitano, siamo proprio convinti che sia da considerare al di sopra di ogni sospetto? L’apertura della crisi e la sceneggiata di Renzi al tavolo di Fico, che ha dimostrato in tutta evidenza la sua volontà di fare saltare lo stesso tavolo, siamo sicuri che non fossero parte di una strategia più ampia che avesse come fine ultimo, fin dall’inizio, portare Draghi a Palazzo Chigi?

Insomma: Renzi chiede un incarico esplorativo da affidare ad uno dei Presidenti delle Camere e gli viene concesso. Se Mattarella avesse riaffidato l’incarico a Conte (rispettando peraltro gli elettori di questo parlamento e le indicazioni dei partiti) e lo avesse reinviato alle Camere perché titolare di un Governo mai sfiduciato, avvertendo del pericolo di elezioni anticipate (come, peraltro, ha fatto ieri), siamo sicuri che Conte non avrebbe trovato i numeri?

Tutta la stampa italiana (escluse rare eccezioni), tutti i talk shows politici, sin dall’ottenimento del Recovery hanno auspicato che Draghi prendesse le redini. Draghi rappresenta i poteri forti come e più di Renzi. È così peregrino pensare che Renzi ne sia stato il grimaldello e che tutto sia stato pensato e organizzato per portare Draghi a Palazzo Chigi nel poco nobile intento di sottrarre la gestione dei miliardi del Recovery, dalle mani di Conte e dei 5Stelle? E Mattarella (ripeto: con tutto il rispetto), è proprio da escludere che possa avere avuto un ruolo organico al progetto, perché convinto che Draghi sia meglio? Ancora: siamo proprio sicuri che tutto il PD sia stato leale?

Stiamo parlando di soldi, di interessi, di gruppi di potere. Stiamo parlando di politica (che di “fanta” non ha nulla, anzi, più “reale” di così non si può). Stiamo parlando dell’Italia dove le riunioni delle “cupole” di ogni ordine e grado, sono pane quotidiano.

Giancarlo Selmi