Draghi e la sua incompatibilità per i diritti umani. Il NO alla fiducia di Elio Lannutti

Signor presidente del Consiglio Draghi, l’ho sempre rispettata, senza nutrire alcun dubbio sulla sua persona. Le nostre strade, si sono pure incrociate 2 volte nel 2008, anno funesto per risparmiatori ed economia mondiale, soggiogati dal primato della finanza di carta e derivati tossici, dopo il crack Lehman Brothers.

Non ho pregiudizi su Lei e la sua onorata carriera, al contrario ho sempre stimato la sua abilità a partire dal 1992, quando inaugurò la stagione delle privatizzazioni, che i maligni interpretarono come svendite di Stato alle banche di affari; l’azzardo morale dei derivati, i contratti capestro che stipulò, costati alla fine 38 mld di interessi; le porte girevoli con Goldman Sachs; il lavaggio dei dividendi; l’accusa di aver truccato i conti della Grecia.

Ho ammirato le sue qualità, anche quando, da Governatore, garantiva la solidità delle banche e la tutela del risparmio, mentre alcuni di noi si incatenavano ai cancelli di Palazzo Koch; il coraggio che dimostrò con la delibera Antonveneta su MPS al triplo del valore; la scalata alla Bce dopo la lettera firmata con Trichet per imporre austerità, pareggio di bilancio, taglio di pensioni e Stato sociale; lacrime gratis e sangue a pagamento degli esodati; il riguardo per alcune banche tedesche esonerate dalla Brrd, l’esproprio del risparmio del bail-in che ha fatto migliaia di vittime in Italia; la contiguità con i 55.000 mld di derivati Deutsche Bank, la sentenza a Sezioni Unite sul signoraggio.

Inorridito invece dal suo bieco cinismo signor presidente Draghi, quando dispose l’ignobile chiusura forzosa dei bancomat in Grecia, dopo aver salvato le banche franco-tedesche, con un discutibile parere di una società privata, tuttora secretato, e dalla ricetta del G30, che teorizza il darwinismo in economia per battere la pandemia.

Il Reset per cancellare i crimini della Troika sul popolo greco, coi bimbi senza neppure il latte materno, essiccato dalla disperazione nel seno delle madri, malnutriti e malformati, vecchi privi di cibo, farmaci, cure mediche, resteranno indelebili nella storia e nella mia memoria, scene di spietato disprezzo per la vita umana, sacrificata sull’altare del neo liberismo e della più cieca austerità.

Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi, al triste vento – i versi del grande poeta Salvatore Quasimodo durante l’occupazione nazista di Milano. Non essendo mai stato cultore del servo encomio e codardo oltraggio, la sua incompatibilità per i diritti umani, per quella tragedia greca, non mi permette di darle fiducia, che di certo non le serve nella grande ammucchiata di governo.

Chi ha paura, muore ogni giorno e poiché continuo a perseguire la stella polare di bene comune, onore e dignità, auguro a Lei Signor presidente buon lavoro e buona fortuna alle amate sponde dell’Italia. Grazie per l’attenzione

Elio Lannutti (senatore)