Dossier, babbi e marinai

Altro giro altra corsa per chi deve sconfiggere la competenza con l’arma della delegittimazione. Se l’obiettivo di chi ha pro-tempore la responsabilità di governare il Paese fosse quello di rafforzare le istituzioni con azioni più efficaci nella difficile competizione internazionale i giornalisti non verrebbero trascinati in fuorvianti letture che ne dimostrano solo la fragilità deontologica.

Quando in situazioni particolarmente complesse non sei capace di scremare ciò che è reale da ciò che conviene allo spifferatore di turno puoi usare solo l’arma della suggestione per delegittimare l’obiettivo indicato. A quel punto però diventi l’utile idiota in mano ad una lobby che scegli solo perché appare essere più solida, facendo danni al Paese… È più facile tifare, sbracciandosi per essere notati, nella speranza che sopravvivano i tuoi nella lotta tra clan, che andare a fondo e correre il rischio di rimanere isolati in nome della giustizia.

La sfortuna per chi si svende la propria coscienza per mera convenienza politica è che nell’equilibrio di questa battaglia da un lato ci sono persone con curricula pesanti che raccontano storie di uomini di Stato al servizio della Repubblica e dall’altro gruppi di potere che sanno solo utilizzare i media per cercare di diffamare i concorrenti scomodi. Il timing è sempre lo stesso, prima di ogni nomina appetibile, nella speranza di convincere l’opinione pubblica di avere in mano l’unica scelta rimasta sul tavolo.

Da un lato politici che vogliono piazzare pedine in uno scacchiere che conoscono solo attraverso i racconti dei propri lacchè e dall’altro persone con esperienze dirette che decidono che nulla vale più del merito e dell’interesse nazionale.

C’è chi venderebbe la madre per un posto in paradiso e chi, anche a costo della propria onorabilità, tace su ciò che può ledere irreversibilmente i valori su cui poggia la nazione. Nello specifico c’è chi usa le risorse dello Stato come uno strumento di arricchimento personale o di cristallizzazione del potere acquisito e chi decide che i danari pubblici sono sacri. C’è chi partecipa a tutte le manifestazioni per ricordare le vittime della criminalità e chi la combatte rompendo i silenzi, mettendo passione nel proprio lavoro e rischiando ogni giorno di non essere compresi. C’è chi calpesta le vite degli altri per salire avidamente su un olimpo di bugie in cui sentirsi qualcuno di importante e chi, per non distruggere la fiducia nello Stato di un popolo martoriato, può camminare solo se accompagnato da un esercito di angeli pronto a difenderlo dai traditori della Patria.

Il problema serio è che se vincono i primi il risultato diventa far combattere i foderi mentre le spade sono esposte in un museo, come cimeli che devono saper stare al loro posto. Certo, fin quando il mare è calmo siamo tutti marinai.

Ognuno di noi deve decidere in totale autonomia però di chi fidarsi. Quello che posso dire con certezza è solo che, come insegnano le tradizioni della mia terra, è possibile utilizzare infiniti litri di rum ma, alla fine dell’operazione, uno stronzo non si trasformerà mai in babbá.

P.S. per tutti gli orsetti del cuore che si credono lupi senza essere mai stati in una vera foresta consiglio di partire dalle basi. Ho scritto un libro insieme a tanti professionisti del settore Intelligence per consentire ai più giovani di interessarsi alle articolazioni più strategiche del nostro Paese. Vi consiglio di ripartire dall’inizio per evitare di crollare troppo repentinamente dall’illusione di incidere al vittimismo di chi viene strumentalizzato. Buona vita.



Di Angelo Tofalo:

FONTE : Angelo Tofalo