Copywriting persuasivo vs Copywriting Emozionale

Quando un’azienda ma anche un privato ha necessità di commissionare un testo, deve rivolgersi ad un copywriter, cioè ad un professionista che rediga dei testi finalizzati ad uno scopo, generalmente di marketing e diffusione del brand.

Non è facile farlo, anzi si può dire che un bravo copywriter può fare la differenza per un’impresa.

Ci sono però delle tecniche per riuscirci, che possono essere utili anche a chi fa copywriting, Si tratta del cosiddetto copywriting persuasivo.

È quello di cui ci occuperemo in questa guida, nella quale valuteremo anche le differenze con un altro stile di scrittura, quello chiamato copywriting emozionale.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il Copywriting
  2. Cos’è il Copywriting persuasivo
  3. Differenze con il Copywriting emozionale

 

Cos’è il Copywriting

La prima cosa da chiarire, in questo discorso, è cosa sia il copywriting e cosa siano i servizi di copywriting.

Con questo termine si intende la scrittura di contenuti a fini di marketing, che possono riguardare tutto ciò che è comunicazione.

Quindi:

  • testi per pagine di siti;
  • pubblicità;
  • mailing list e via dicendo.

Da questa prima definizione si può intuire quindi che il copywriting non è semplicemente scrivere un post per un blog e nemmeno un articolo di cronaca, per quanto fatto bene.

Ad esempio: il testo di un sito web per la pagina ‘chi siamo’ deve catturare l’attenzione del visitatore in pochi secondi.

Ci sono quindi delle regole precise da rispettare, che partono dall’ottimizzazione SEO, dal fatto di risultare tra i primi nomi visualizzati da un motore di ricerca, dal fatto di impostare il testo con una formattazione e con l’uso di parole chiave determinanti.

Quindi, il copywriting non è il racconto di qualcosa, anche se il cosiddetto ‘storytelling‘ in qualche modo entra nel discorso.

Approfondiamo questo concetto.

Cos’è il Copywriting persuasivo

Quando si scrive un testo per il web, come ad esempio un form di contatto nel quale si presenta un’azienda, in fondo si sta raccontando una storia.

L’obiettivo primario di una storia, e ogni scrittore potrà confermarlo, è convincere. Convincere a continuare la lettura, convincere sulla credibilità della storia stessa, convincere inconsciamente ad acquistare gli altri romanzi dell’autore.

Il copywriting persuasivo quindi, di cui ad esempio il sito Melascrivi  è particolarmente esperto, non è altro che la scrittura orientata al marketing di un testo che utilizza i concetti chiave della narrazione persuasiva.

Tra gli obiettivi di questo tipo di scrittura ci sarà quindi:

  • prospettare un vantaggio nell’utilizzo di certi servizi: perché un utente dovrebbe scegliere un sito piuttosto che un altro per informarsi? Magari perché su un certo sito può avere newsletter, o perché magari entrando a far parte di quella community si unirà ad un gruppo socialmente apprezzato, Perché si dovrebbe acquistare un certo prodotto anziché un altro? Perché il primo dà dei vantaggi preferibili;
  • catturare l’attenzione: esistono delle parole chiave, le cosiddette keywords, che inserite in un certo contesto catturano l’attenzione di chi legge, suscitando al contempo un pensiero. In quel momento l’utente è stato agganciato. Questa tecnica si usa per scrivere i form in cui si chiede di lasciare i propri dati ad esempio;
  • capire il target: questo è un aspetto fondamentale che spesso si sottovaluta. Avrebbe senso impostare un testo che parli di un rossetto su un sito a prevalenza di utenti uomini? Certo che no. Bisogna conoscere il proprio mercato di riferimento e adattare il linguaggio a seconda che si parli con uomini, donne, adolescenti, professionisti o pensionati.

E l’emozione in tutto questo?

L’emozione viene suscitata sempre, se il testo è ben scritto.

Tuttavia esiste un altro copywriting ancora, che si definisce appunto ‘emozionale’.

Vediamo di cosa si tratta.

Differenze con il Copywriting emozionale

Forse non lo si sa, ma esistono delle parole in scrittura che si chiamano ‘ipnotiche’.

Sono parole che predispongono il lettore in un particolare stato d’animo nel quale i concetti espressi a seguire faranno più presa.

Nulla di scorretto, assolutamente! Vuol dire proprio emozionare.

Ecco perché alcuni libri ci fanno piangere ed altri ci annoiano.

Nel copywriting emozionale, che si usa certo per il marketing (ed anzi ne è alla base) ma anche per i romanzi, ci si deve chiedere alcune cose prima di scrivere.

Innanzitutto si deve sapere cosa si vuole far provare al lettore.

Se si sta scrivendo di un prodotto per dimagrire, la tecnica è quella di indurre prima una sensazione spiacevole associata al peso in eccesso per poi far provare sollievo con la prospettiva di dimagrire.

Se si vuole convincere un utente ad iscriversi ad un sito, lo si dovrà entusiasmare alla sola idea di far parte della community.

Ecco perché lo scopo del copywriting emozionale non è vendere, o meglio quello è lo scopo ultimo.

L’obiettivo è infondere emozioni per poi far leva su quelle emozioni.

Ci sono, come dicevamo all’inizio, alcune parole chiave che suscitano stati d’animo di apertura nel lettore.

Ad esempio l’uso del tu. Dare del tu al lettore crea empatia, gli fa credere che il discorso sia indirizzato proprio a lui. Se si parla di un prodotto per la calvizie, scrivere di esserci passato in prima persona crea fiducia.

Un’altra parola che apre le porte è gratuito: può trattarsi di un omaggio, o di un ebook da scaricare. Funziona sempre.

Altro termine da impiegare è ‘immagina’, e forse si tratta della parola più importante. Stimolare la fantasia creerà nella mente del lettore un’immagine mentale che a sua volta susciterà emozioni.

In definitiva poi, la domanda principale da porsi è sempre ‘cosa vorrei sentirmi dire io?’. Questa funziona davvero.



Di Press Report:

FONTE : Press Report