CONTE RIMETTE IL MANDATO A MATTERELLA.

Ora è ufficiale.
Domani mattina il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte salirà al Colle per rassegnare le dimissioni.
È finita così, dunque.
Si chiude, dopo quasi 17 mesi – e 500 giorni complessivi – il secondo governo Conte. E un terzo potrebbe aprirsi subito dopo, unica strada per scongiurare quella che sarebbe una sciagura ingiustificata e imperdonabile: staccare la spina e andare a nuove elezioni nel bel mezzo di una pandemia, con ancora quasi 500 vittime al giorno, un piano vaccinale da gestire, l’economia da far ripartire, i 210 miliardi del Recovery Fund da amministrare.
A prescindere da ogni giudizio personale e politico, e pur tra gli inevitabili errori di chi navigava nelle tenebre verso l’ignoto, questo governo – e l’uomo che lo ha presieduto – sarà ricordato come quello che ha prima mandato all’opposizione il truce che chiedeva i “pieni poteri” e poi tenuto la barra dritta nel bel mezzo della più grave emergenza economica e sanitaria dal dopoguerra ad oggi.
E lo ha fatto spesso da solo, a volte troppo da solo, con il peso di un Paese intero sulle spalle in giorni in cui nessuno di noi avrebbe voluto essere su quella sedia. Lo ha fatto a volte con visione, altre sbagliando e correggendosi, ma assumendosi sempre la responsabilità politica delle sue azioni, merce rara di questi tempi.
Comunque andrà a finire, e alla luce di come sarebbe potuta andare, c’è solo da dire una cosa a quest’uomo e ai suoi ministri: grazie.
Lorenzo Tosa