CONTE E I 5 STELLE CONTRO IL PARTITO TRASVERSALE DEL MALLOPPO.

Il testacoda di Luigi Vitali, senatore di Forza Italia che è riuscito nell’impresa di lasciare il partito di Berlusconi, sostenere Giuseppe Conte, per poi tornare dal pregiudicato di Arcore, tutto nell’arco di una manciata di ore, la dice lunga sul vero motivo del contendere di questa crisi di governo che stiamo subendo.
Oggi, in diretta telefonica con La7, Vitali l’ha detto papale papale: “io non ritengo opportuno ritornare al voto in questo momento drammatico per il Paese, mentre il centro destra fino a ieri mi era sembrato volesse scivolare proprio in quella direzione”.
Quindi, ha raccontato il figliol prodigo forzista, ieri, dopo l’incontro con Giuseppe Conte a cui aveva assicurato il suo voto, l’hanno chiamato prima Berlusconi e subito dopo Salvini. Entrambi, pur con diverse sfumature, gli avrebbero fatto intendere che a votare non ci si andrà e quindi è ritornato sui suoi passi. E ha chiosato: ero e rimango in Forza Italia. Insomma: Giuseppe Conte si arrangi.
Questo singolare siparietto ci apre gli occhi una volta per tutte: nessuno in Parlamento vuol tornare al voto; non lo vuole il centrodestra (anche la Meloni, che starnazza di voto, intimamente preferirebbe aspettare tempi migliori) e men che meno lo vuole Renzi, che questa crisi l’ha aperta in amorosi sensi con Berlusconi & Co.
La crisi è stata aperta esclusivamente per fuori Giuseppe Conte e, nel contempo, per indebolire il Movimento 5 Stelle. Tutte le fregnacce addotte a scusa della rottura dal Fonzie di Rignano (il no al Mes, il Governo lento, i ponti improbabili sullo stretto etc, etc.), erano e restano fregnacce.
Questa partitocrazia italiana che oggi mi sento di ribattezzare il partito trasversale del malloppo (e ci metto anche qualche papavero del Pd) e che, non dimentichiamolo, oggi ha la maggioranza di questo parlamento, non può permettersi che Conte e i 5Stelle possano avere voce in capitolo sui miliardi del Recovery Fund. Sanno bene che, con loro in mezzo a fare da guardiani attenti, favorire questa o quella parrocchia amica loro sarebbe difficile se non impossibile. Qualche cambiale l’hanno già firmata e devono rispettarla. 209 miliardi sono tanti. Non li hanno mai visti tutti insieme.
Non illudiamoci, altri “responsabili” non si troveranno. Renzi e tutto il centro destra unito, in queste ore hanno steso un cordone sanitario formidabile per evitare uscite pericolose. Sono disposti a tutto pur di scongiurare un Conte ter sganciato dai loro umori. Stanno promettendo la luna a tutti i loro sodali in cambio della loro fedeltà. Lo stesso Berlusconi, a tratti tentato da maggioranze “Ursula”, che lo avrebbero visto protagonista di un Conte ter, è stato stoppato brutalmente dai suoi cerberi Salvini e Meloni. Conte rimarrà l’anatra zoppa che è in questo momento. Ieri anche Alessandro Di Battista, nonostante le sue note posizioni ortodosse, l’ha detto: non vogliamo tornare al voto. Giuseppe Conte dovrà tornare a Canossa e trattare con Renzi. Il suo “ter” durerà fino alla prossima crisi, inevitabile. A quel punto, ulteriormente indebolito, dovrà riconsegnare le chiavi di palazzo Chigi dove il partito del malloppo metterà un soggetto addomesticabile e comunque, di sistema. In attesa che le prossime elezioni politiche, una volta per tutte, espellano dalle Istituzioni o comunque riducano all’irrilevanza, quel corpo estraneo che sono i 5 Stelle. E allora si, che la restaurazione si sarà compiuta.
Se ancora non ha perso la guerra, Giuseppe Conte (e con lui i 5 Stelle), sta per perdere la sua prima, grande battaglia.

Roberta Labonia