Con il calcio riparte un’industria strategica per il Paese

di Felice Mariani, Nicola Provenza, Manuel Tuzi, Simone Valente, deputati del MoVimento 5 Stelle


Fischio d’inizio, riparte il campionato. L’epilogo migliore per un settore, quello del calcio, che rappresenta un asset importante per l’economia del Paese e per tutto lo sport. Noi portavoce del MoVimento 5 Stelle in queste settimane ci siamo battuti perché il calcio ricominciasse in sicurezza e seguendo i protocolli del Comitato tecnico-scientifico. A marzo-aprile, mentre la pandemia si diffondeva, una ripartenza sembrava impossibile. E ancora oggi qualcuno critica la decisione puntando l’indice contro i calciatori “ricchi e privilegiati” o le deroghe consentite alle società di serie A in barba alle restrizioni per i cittadini. Piaccia o meno, va tenuto ben in mente che il calcio professionistico è un’industria e come tale va trattata. Un’industria che genera spettacolo e intrattenimento dando lavoro a oltre 120mila persone, un asset fondamentale a livello sportivo, economico e sociale.

I numeri ci vengono in soccorso: il calcio professionistico incide da solo per il 70% del contributo fiscale complessivo generato dal comparto sportivo italiano. Nel 2016 la contribuzione fiscale e previdenziale aggregata del calcio professionistico ha sfiorato gli 1,2 miliardi di euro. Tutti soldi che entrano nelle casse dello Stato e che ritornano allo sport, a tutti gli sport. La chiusura del campionato avrebbe provocato un disastro economico e sociale: ecco perché ci siamo spesi per una ripresa in sicurezza.

In ballo non c’è soltanto il destino di qualche star del pallone, ma c’è la salvaguardia dell’intero sistema sportivo: bisogna evitare il fallimento delle società, siano esse quotate in borsa o dilettantistiche, conservando il più possibile i posti di lavoro. E non parliamo dei calciatori che guadagnano milioni di euro (tema sul quale si potrebbe aprire un dibattito infinito) ma, appunto, delle migliaia di lavoratori e collaboratori delle società e del loro indotto, gente che non si può permettere di non ricevere lo stipendio per 4 o 5 mesi.

Va evidenziato, tra l’altro, che le spese per i tamponi e i test sierologici a cui saranno costantemente sottoposti i calciatori sono a carico delle società sportive. Nulla verrà tolto ai cittadini italiani.
Con la riapertura del campionato abbiamo evitato che si generasse un effetto a valanga che avrebbe travolto tutte le società dilettantistiche. Ci preme ribadire un concetto basilare: lo sport professionistico (in questo caso calcio professionistico) e sport dilettantistico (quello chiamato “di base”) non sono antagonisti, non possono esserlo. Demonizzare l’uno in favore dell’altro significa non aver conoscenza del settore o non esser onesti intellettualmente. L’uno è funzionale all’altro: se il professionismo genera un valore economico, questo valore viene usato anche per sostenere tutto il movimento sportivo. E il movimento di base, quello fatto di bambini e ragazzi, che così fanno attività motoria e socializzano e forse un domani, in pochissimi casi, saranno campioni in forza alla Nazionale italiana.

Il senso della riforma dello sport, che a inizio legislatura il MoVimento 5 Stelle ha fortemente voluto, è proprio quello di cui abbiamo scritto sopra: aver creato Sport e Salute, una società dello Stato che deve dare massima attenzione allo sport di base, distinta dal CONI che invece deve occuparsi di preparazione olimpica per far competere il nostro Paese ai massimi vertici mondiali. Due società funzionali l’una all’altra che devono dialogare in maniera costante e costruttiva, ma con obiettivi differenti.

Per questo la riapertura del campionato è una vittoria per tutto lo sport, mentre la sospensione avrebbe per giunta accentuato ulteriormente il divario tra l’Italia e gli altri Paesi – Germania, Spagna e Inghilterra, in primis – che hanno già fatto ripartire o stanno per far ripartire i loro tornei. Ovviamente ci sono ancora nodi da sciogliere, come la quarantena dell’intera squadra in caso di calciatore positivo al Covid-19, nodi che andranno affrontati nelle prossime settimane verificando attentamente gli sviluppi della curva epidemiologica nel Paese. Intanto guardiamo con fiducia a questo altro piccolo passo verso la normalità. Palla al centro.

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