Comunicato di Piera Aiello

Comunicato congiunto di Piera Aiello, Pino Masciari, Elisabetta Trenta, Ignazio Cutrò, Rosario Scognamiglio, Roberto Catani e Nicola Cecchini.

𝐒𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐠𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐟𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐀𝐠𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐨!
«Esprimiamo tutto il nostro sconcerto e la nostra indignazione per le affermazioni della prefetta di Agrigento, 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐑𝐢𝐭𝐚 𝐂𝐨𝐜𝐜𝐢𝐮𝐟𝐚, riportate nella relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia relativa al secondo semestre 2020.
In particolare la prefetta, nel descrivere il territorio della provincia di 𝐀𝐠𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐨, si lascia andare a giudizi sprezzanti e lesivi della dignità delle amministrazioni locali, definite “non sempre all’altezza dei complessi compiti e con apparati amministrativi caratterizzati da carenze di professionalità”. Ma ancor più grave è il giudizio sulla cittadinanza, che non offrirebbe – a suo dire – “modelli positivi di reazione a gravi fenomeni”. Il rappresentante del governo sul territorio, la signora Prefetta Maria Rita Cocciufa, omette, ad esempio, di ricordare che la famiglia 𝐂𝐮𝐭𝐫𝐨̀ ha fatto il proprio dovere fino in fondo, denunciando e testimoniando nei processi contro Cosa Nostra. Pertanto le affermazioni riportate nella relazione risultano quantomeno mistificatorie rispetto a una realtà che lotta quotidianamente per affrancarsi dal fenomeno mafioso. E offrono una ricostruzione storica, politica e sociale lontana dalla realtà. Suggeriamo al Prefetto di mettere in soffitta il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e di cominciare a leggere il libro che racconta la storia del testimone di giustizia Ignazio Cutrò e della sua famiglia. Quando lo Stato fa fatica a riconoscere il debito contratto con gli onesti non ci si può rammaricare di non godere di credibilità tra gli stessi. Non riconoscere le fatiche e l’onore di chi non si arrende alla prepotenza mafiosa è la principale causa del disorientamento dei cittadini. Quando si è soli nella lotta contro le mafia si è, agli occhi di Cosa Nostra, vulnerabili».

Piera Aiello