Come possiamo respirare tutto questo?

Di Massimo De Rosa:

di Roberto Cenci – portavoce M5S Consiglio Regionale Lombardia

Cielo sereno, leggero venticello, inforco la bicicletta e mi metto a pedalare, destinazione la cima di una montagna. Mentre salgo, la strada, come un serpente si avvita attorno alla montagna, gli alberi mi fanno ombra e prendo respiro, pedalata dopo pedalata la vetta appare sempre più vicina, il traguardo è a portata di mano. Dopo alcune ore di fatica arrivo e mi sembra di toccare il cielo. I rumori sono un ricordo lontano e l’aria è imbevuta di profumi dei fiori e dalla resina dei pini, ho lasciato nella piana gli odori che fuoriescono dai tubi di scappamento delle auto, non respiro più le polveri che i camini vomitano in continuazione, mi sembra di essere in paradiso. Mi riposo un poco e volgo lo guardo in basso, una coltre di fumo copre le case, i prati, gli alberi. Intravvedo le auto che frenetiche sembrano formiche e mi chiedo come io possa vivere in questo ambiente.

Siamo stati noi a ridurlo in questo modo.

Sordi e ciechi continuiamo imperterriti a non voler comprendere i danni che stiamo facendo. I cambiamenti climatici devastano il pianeta, sono la conseguenza della nostra cecità e del nostro egoismo, cento anni fa la concentrazione dell’anidride carbonica (CO2) era meno della metà di oggi, gli altri “gas serra” quali metano (CH4) e ossidi di azoto (NOx) oltre all’anidride solforosa (SO2) avevano concentrazioni trascurabili. Abbiamo utilizzato e continuiamo a bruciare combustibili fossili (carbone, metano e petrolio) che si sono formati in tempi lunghissimi, noi in una manciata di anni bruciandoli liberiamo tutta l’anidride carbonica che era stata incorporata, come siamo bravi. Ancora più bravi siamo nel voler intraprendere strade per ripulire l’aria, da alcuni anni si punta sulla riduzione dei gas prodotti dai motori a combustione interna, guerra ai motori diesel per andare verso motori elettrici. Lodevole iniziativa che va supportata e sostenuta con politiche forti, ma se guardiamo oltre la siepe ci si accorgerà che dovremmo porre l’attenzione anche su altri aspetti che incidono molto più pesantemente dell’apporto, pur negativo verso l’ambiente, che le auto hanno.

Prendiamo ad esempio il settore agricolo, riversa nell’aria una quantità inimmaginabile di ammoniaca (NH3), gli allevamenti intensivi sono una fonte di metano e anidride carbonica (principali gas che causano l’effetto serra), ma poco o nulla si fa per limitare la loro immissione. Se sfogliamo un giornale o guardiamo la televisione nessuno o quasi ne parla. Soffermiamo l’attenzione all’utilizzo della legna per il riscaldamento domestico, una delle principali sorgenti di polveri sottili, note come PM 10 fino a PM 2,5 micrometri, ma pochi ne parlano. Nei periodi invernali le città registrano aumenti significativi di gas ad effetto serra e di polveri sottili, la causa oltre al traffico veicolare deve essere imputata agli impianti che servono per climatizzare le case, gli appartamenti, i negozi e gli uffici. Anche in questo caso si osserva il divieto per alcuni tipi di autoveicoli, poca cosa rispetto al problema anzi direi un palliativo. Se poi vogliamo entrare in merito, non dobbiamo dimenticare tutti i camini delle numerose fabbriche, industrie, inceneritori che avvelenano l’aria con gas, polveri sottili e nano particelle, aggiungiamo alla lista le discariche, pochi sanno che immettono nell’ambiente grandi quantità di biogas (metano) e anidride carbonica, due dei gas che sono la causa dei cambiamenti climatici che possiamo toccare con mano. I ghiacciai si stanno sciogliendo in modo vertiginoso, la temperatura del pianeta sale e gli eventi climatici hanno una intensità mai registrata sino ad ora, oltre ad aver aumentato la loro frequenza.

In questo mio breve percorso vorrei porre l’attenzione a due aspetti che potrei definire sconosciuti o noti a pochi ma che presentano un impatto devastante verso l’ambiente e la qualità dell’aria. Mi riferisco al traffico aereo e navale.

Da alcuni anni ci si accanisce prevalentemente solo contro le auto, per altri settori molto più inquinanti regna il silenzio più assoluto. A mio avviso sarebbe opportuno porgere l’attenzione agli aerei e alle navi che sicuramente possono inquinare o meglio dire inquinano molto più delle auto. Ci si dovrebbe porre la domanda della quantità di contaminanti prodotti dalla combustione che vengono immessi nell’atmosfera dal traffico aereo e marittimo in un solo giorno o in un intero anno. Prendiamo ad esempio le navi cargo, sono migliaia che navigano nei nostri mari. Queste navi utilizzano un olio combustibile che ha un alto contenuto di zolfo chiamato “bunker oil”, un idrocarburo che ha poco a vedere con la raffinazione di benzina e gasolio che noi utilizziamo nelle nostre autovetture. Qualche decina di queste navi ha lo stesso impatto di tutte le autovetture presenti sul pianeta terra. Per pura informazione aggiungo che una nave da crociera a parità di distanza percorsa, emette inquinanti atmosferici pari a 5 milioni di automobili, una riflessione sarebbe doverosa. Prendiamo ora in considerazione gli aerei, le turbine a reazione sono alimentate a kerosene un carburante petrolifero simile al gasolio. E’ stato calcolato da esperti che un solo aereo di linea, a parità di percorso inquina come alcune migliaia di auto. In questa mia breve disamina non ho preso in considerazione le navi e gli aerei militari e gli incendi boschivi sempre più vasti e drammatici.

La battaglia contro le autovetture è sacrosanta e va fatta ma doverosa dovrebbe essere altresì quella verso navi e aerei, ovviamente è molto facile vietare o punire un cittadino singolo che ha un’auto “inquinante” che società multinazionali o addirittura governative che gestiscono flotte di navi o di aerei. Se vogliamo salvare il pianeta, non so se siamo ancora in tempo, dovremmo ridurre drasticamente l’utilizzo di combustibili fossili, contestualmente aumentare la nostra conoscenza, sensibilità e rispetto verso l’ambiente. Vedo che il sole sta calando, resterei ancora in cima alla montagna a sognare, inforco la mia bicicletta e faccio ritorno tra fumi e polveri per continuare la mia battaglia per l’ambiente.

Non lasciamo debiti a chi verrà dopo di noi e diamo la possibilità alle nuove generazioni di sognare.

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FONTE : Massimo De Rosa

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