Come funziona il piano di rilancio e resilienza

Per ottenere i 209 miliardi di fondi del Next Generation Eu destinati dalla UE all’Italia, suddivisi tra sussidi e prestiti,  il Governo italiano è tenuto a presentare a Bruxelles il famoso Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza (PNRR), entro il termine del 30 aprile 2021.

In attesa che i legislatori europei (Consiglio e Parlamento) approvino definitivamente il nuovo Regolamento sul NGEU, gli Stati membri che presenteranno i loro piani nazionali alla Commissione lo devono fare secondo obiettivi e modalità rigidamente prestabiliti da Bruxelles. Questi piani sono caratterizzati da elementi di forte formalismo e condizionalità con pochi spazi decisionali a disposizione degli esecutivi nazionali come qualcuno pensa o fa finta di pensare.

Gli obiettivi strategici di lungo periodo sono già stati selezionati a livello comunitario nel Piano Strategico Annuale, che vede le “transizioni digitali e green” come driver principali della crescita europea per il prossimo decennio: questi sono obiettivi semplicemente non negoziabili. L’Italia, nel suo PNRR, deve quindi limitarsi a spiegare come intende raggiungerli. Ci sono poi le condizionalità imposte dalle “Raccomandazioni Paese” inviate all’Italia negli ultimi due anni, ovvero un elenco di riforme strutturali da attuare (ampiamente disattese dal nostro Paese) che rappresentano condizioni necessarie (anche se non sufficienti) per ottenere le risorse del NGUE. La lista delle condizionalità da seguire passa poi per il rigido impianto sul quale sono state emanate le Linee guida comunitarie per la presentazione delle “schede progetto”, pubblicate sul sito della Commissione lo scorso 17 settembre. Decine di pagine dove Bruxelles ha spiegato alle burocrazie nazionali, nei minimi dettagli, con tanto di terminologia e schemi vari, come il PNRR deve essere scritto. Come definire gli obiettivi, le riforme, gli investimenti, il monitoraggio, le tempistiche, le azioni correttive.

Anche la ripartizione delle risorse è già stata prestabilita. L’intesa raggiunta nel Consiglio europeo del 21 luglio scorso ha modulato le allocazioni complessivamente previste a livello europeo per i 3 pilastri di intervento.

Il “Primo pilastro” è volto ad aiutare gli Stati membri a recuperare il terreno perso a causa dalla crisi economica e sociale generata dall’emergenza Covid-19, tramite i seguenti programmi: Recovery and Resilience Facility (RRF) – dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza (672,5 miliardi di cui 312,5 sussidi e 360 prestiti); REACT-EU – dispositivo finalizzato all’assistenza alla ripresa e alla resilienza per la coesione dei territori d’Europa (47,5 miliardi di sussidi); Rural development – dispositivo per i programmi di sviluppo rurale rafforzato (7,5 miliardi di sussidi); Just transition fund– dispositivo finalizzato al sostegno per una transizione giusta (10 miliardi di sussidi).

Il “Secondo pilastro” punta a rilanciare l’economia degli Stati membri e a sostenere gli investimenti privati con il programma InvestEU rafforzato (5,6 miliardi di sussidi).

Il “Terzo pilastro” stabilisce che gli Stati membri favoriscano interventi funzionali a contrastare l’insorgenza e la gestione delle crisi sanitarie, tramite i programmi: RescEU rafforzato (1,9 miliardi di sussidi); Horizon Europe che comprende i programmi rafforzati per la ricerca, l’innovazione e l’azione esterna (5 miliardi di sussidi). Gran parte delle risorse del programma NGEU sono assorbite dal dispositivo RRF (circa 90%). Una bella gabbia, quali-quantitativa da cui sembra molto difficile fuggire.

Riguardo alla struttura, la Commissione ha dettagliato tutte le sezioni che il Piano, redatto dallo Stato membro, debba contenere, specificandone i relativi contenuti. Innanzitutto, il Piano è preceduto da un Executive Summary, che ne descrive le caratteristiche salienti. L’Executive Summary, a sua volta, è suddiviso in sotto-sezioni.

Un altro tema delicato, quello della governance, il Governo dovrà prendere decisioni su come garantire tempi certi e rapidi di approvazione dei progetti presentati, uno degli elementi di valutazione del PNRR da parte della Commissione. E’ utile la creazione di poteri sostitutivi? O di un organismo di compensazione tra le varie amministrazioni interessate alla fase esecutiva? E’ utile il silenzio-assenso sulle procedure autorizzative a meno di parere motivato? Anche su queste domande l’Europa attende risposte.

Le Linee guida del PNRR italiano sono state approvate dalla Camera e dal Senato il 13 ottobre scorso e, agli inizi di dicembre, è stata diffusa la prima bozza informale di PNRR. Bozza che ha sostanzialmente confermato l’impianto delle Linee guida, dettagliandone alcune parti e fornendo indicazioni più precise sulla distribuzione delle risorse. In particolare, la bozza del PNRR, fatta circolare il 6 dicembre scorso, descrive un programma di allocazione delle risorse che risponde a quattro sfide (macro-aree), ed è articolato in 6 missioni, a loro volta suddivise in 17 componenti omogenee che raggruppano un totale di 54 progetti. Una ulteriore versione consolidata della proposta del PNRR è stata pubblicata il 21 di dicembre.



Di Filippo Gallinella:

FONTE : Filippo Gallinella