Combatterlo con tutte le nostre forze non sarà più una scelta

“Il ruolo di un bravo allenatore è quello di nascondere all’avversario i punti di debolezza della sua squadra, enfatizzandone invece i punti di forza”. A prima vista sembra un concetto abbastanza banale. Eppure altrettanto banalmente si rischia di dimenticarlo. O, peggio ancora, di limitarsi a subirlo. Anche in politica.

La prima reazione che ho provato ascoltando il Presidente Draghi leggere alcuni nomina di quella lista, come penso tutti noi, è stata di sgomento e sconcerto, insieme alla terribile sensazione di essere stati sconfitti clamorosamente. Perché no, noi non dimentichiamo, non possiamo dimenticare il passato. Non possiamo semplicemente rimuovere dalla nostra mente le scelte e le responsabilità storiche dei partiti e dei singoli esponenti che ne fanno parte.
Come sempre però, di fronte alle decisioni più delicate e complesse, ho deciso di prendermi del tempo per riflettere. E ho cominciato a soffermarmi su alcuni aspetti che ritengo di non poco conto, e che meritano a mio avviso di essere analizzati a sangue freddo:

1) A vedere gli esponenti nominati in quota Forza Italia, Lega e Italia Viva, non direi che si tratti esattamente delle figure più vicine o più rilevanti per i rispettivi leader. Anzi, nei primi due casi si tratta proprio di coloro che hanno spesso manifestato divergenze di opinione rendendosi fautori di un approccio più moderato e istituzionale. Né tantomeno direi che tutti abbiano ottenuto i portafogli a cui veramente ambivano. Quindi profonde spaccature esistono anche altrove. Ma non scrivo questo per spostare l’attenzione né, tantomeno, per provare a far passare l’idea del “mal comune mezzo gaudio”, al contrario. Vorrei invece farvi notare come questi partiti, con astuzia, si sforzino di nascondere le proprie debolezze e fratture dietro una comunicazione apparentemente positiva, pronti a far poi valere i propri numeri in aula, in maniera compatta, sui provvedimenti più strategici per la loro propaganda. Noi, al contrario, stiamo enfatizzando al massimo e pubblicamente le nostre divisioni, mostrandoci in difficoltà, e rendendo quindi il Movimento ancor più debole. E gli altri partiti ovviamente soffiano sul fuoco, nella speranza di vederci crollare definitivamente, consegnando a Renzi il risultato che fin dall’inizio ha sempre bramato, anche per spirito di vendetta nei nostri confronti.

2) Mi sono profondamente interrogato sul perché Beppe abbia così tenacemente insistito sull’istituzione del Ministero della Transizione, mettendo il grosso del nostro peso politico sul conseguimento di questo obiettivo. Le risorse economiche da destinare a questo grande è ambizioso cambiamento, in effetti, questa volta non mancano: alla svolta green è stato allocato il 37% del Recovery italiano, equivalente a 77 miliardi. Il nuovo Ministero dell’Ambiente avrà le rilevanti deleghe sull’energia, l’economia circolare e gli aspetti collegati alla transizione degli altri ministeri, coordinandone le scelte grazie alla Presidenza del nuovo comitato interministeriale per la transizione, con un importante potere di indirizzo della spesa. Il Mise resta quindi un ministero senz’altro di grande rilevanza, ma meno di prima, e dovrà focalizzarsi ancora di più sull’affrontare gli innumerevoli tavoli di crisi aziendale del nostro Paese, in un momento storico difficilissimo, responsabilità estremamente pesante sotto ogni punto di vista.
Il nome di Cingolani è stato fortemente voluto proprio da Beppe, che ne ha grande stima. Così come ne ha per Enrico Giovannini, che è uno degli accademici più insigni d’Italia sul tema della sostenibilità e ricoprirà un’altra posizione chiave in questa partita, ovvero il ruolo di Ministro delle Infrastrutture (prive delle reti dell’energia ora alla Transizione) e dei Trasporti.
Ora come tutti quanti noi anche io ho visto i video di Cingolani più volte alla Leopolda, e mi sono posto quindi gli stessi interrogativi che in diversi ci stiamo ponendo. Ma Beppe ha sempre dimostrato in questi anni di saper scrutare in profondità l’animo di chi gli è davanti: non posso quindi credere che d’un tratto abbia cominciato a prendere scelte in modo scriteriato.

3) La scommessa politica che Beppe ha voluto ruota quindi principalmente intorno all’operato di queste figure nel ridisegnare le politiche del nostro Paese, e il successo della strategia poggia indiscutibilmente sulla capacità che avranno i nostri due gruppi parlamentari di Camera e Senato di imporre in modo granitico nell’agenda della sostenibilità i nostri temi.
Resto sempre del parere che avremmo dovuto dall’inizio chiedere e pretendere un contratto di governo scritto: ne avevamo la forza e ci avrebbe dato importanti garanzie di fronte a certi traditori seriali. Non ho cambiato di una virgola le mie idee in merito.
È chiaro però che in questo momento solo mantenendo la nostra unità possiamo giocare veramente questa partita e pretendere di spuntarla su diverse battaglie. Disgregandoci in più pezzi ci condanneremo all’irrilevanza: nel primo scenario potremmo essere smentiti dai fatti. Nel secondo la sconfitta è assicurata in partenza.

4) Il mio amico Alessandro si è giustamente chiesto se ne sia valsa davvero la pena. Ieri, commosso di fronte alle immagini di Giuseppe Conte che con grande dignità abbandonava Palazzo Chigi tra le lacrime e gli applausi, avrei risposto di getto che No, non ne valeva la pena. Cercando di essere lucido, mi dico però che Beppe ha creduto in questa prospettiva, ha ottenuto in buona sostanza le garanzie che aveva chiesto e che scopriremo molto presto se anche questa volta, come in cuor mio mi auguro, i fatti gli daranno ragione.

5) Ai miei amici deputati e senatori che stanno passando delle ore terribili, tormentati da una scelta così sofferta, dico solo che do loro un fortissimo abbraccio. E che spero che dal loro confronto interno scaturiscano le riflessioni profonde di cui hanno e abbiamo tutti bisogno. Umanamente capisco il travaglio profondo che stanno vivendo, e se si potesse concederei a tutti coloro che sentono di non poter tollerare eticamente un voto a favore il diritto all’obiezione di coscienza. Tuttavia, politicamente ciò avrebbe ben poco senso: dal punto di vista di Draghi quello che aveva chiesto Beppe è stato concesso, e la fotografia di questa scelta sarebbe quindi non una nostra rivolta contro Draghi, ma una sconfessione totale dell’operato di Beppe ancora prima di vedere i provvedimenti che verranno adottati. Tutto ciò provocherebbe il collasso interno del Movimento e comprometterebbe il nostro potere negoziale nei complicati mesi che verranno. È bene essere pienamente consci delle conseguenze di ciò che si chiede.

6) Qualcuno ha parlato di un nuovo voto su Rousseau, soprattutto alla luce della lista dei Ministri e dell’assetto dei Ministeri.
Ogni occasione di confronto è sempre un arricchimento, sapete quanto mi sono speso molto per garantire alla nostra comunità la possibilità di esprimersi. Mi chiedo solo se abbia senso, perché anche in questo caso vale lo stesso discorso di cui al punto precedente: possiamo operare tutte le riflessioni e capovolgimenti interni che vogliamo, ma Beppe come nostro garante si è assunto sulle sue spalle l’onere di negoziare per noi e di tracciare una via. Nessuno si è opposto a tutto ciò, peraltro come è giusto che sia, perché è lui che ci ha permesso di poter credere e combattere per un sogno chiamato Movimento 5 Stelle e gli dobbiamo solo riconoscenza. Pertanto vista la situazione qualsiasi strada si decida di percorrere ex post, bisogna ricordarsi che, tanto in natura quanto in politica, vale lo stesso principio: la frittata non tornerà di certo uovo.

Che cosa dovremmo fare in conclusione? Ho imparato in questi anni che non esistono mai risposte semplici a problemi e situazioni complesse. Se questo Governo manterrà gli impegni assunti per ottenere una vera sostenibilità e una piena transizione energetica, consacrando ad esse il grosso delle risorse del Recovery e riconciliando concretamente l’economia con l’ecologia, allora la nostra presenza, al momento così sofferta, non sarà stata vana. E avremo modo molto presto di scoprirlo, sin dai suoi primi provvedimenti.

In caso contrario, se al di là delle parole e delle dichiarazioni di facciata, le azioni concrete dovessero andare in senso inverso, se dovessero limitarsi a un greenwashing di facciata, se le battaglie difese dal Movimento dovessero essere tradite e calpestate allora uscire da questo esecutivo e combatterlo con tutte le nostre forze non sarà più una scelta: sarà un imperativo categorico.

Alea iacta est.

Fabio Massimo Castaldo