Cinghiali in tutta Italia e la Regione Lazio dorme

In questi giorni si parla della questione cinghiali a Roma. Ci sono giornali, talk show che affrontano questo tema. Anche Barbara d’Urso a Pomeriggio Cinque ne ha parlato ribadendo che questo problema non riguarda solo la nostra città, ma tutto il Paese.

Ci sono Regioni che hanno presentato dei piani efficaci per il contenimento dei cinghiali, ma tra queste non c’è la Regione Lazio. Cosa ha fatto Zingaretti in questi 5 anni per mettere un freno a questo problema? Nulla.

Non mi stancherò mai di dirlo: la gestione della fauna selvatica e quindi anche dei cinghiali spetta alla Regione Lazio. Deve trovare al più presto una soluzione. Recentemente ho anche presentato un esposto alla Procura della Repubblica per sollecitare una risposta.

In campagna elettorale il tema dei cinghiali diventa uno strumento per attare Virginia Raggi: è inaccettabile. È giusto invece che i cittadini sappiano di chi è la responsabilità.

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Il cinghiale è oggi l’ungulato più diffuso in Italia, presente su un’area di 190 km quadrati, cioè sul 64% del territorio italiano. Il cinghiale è diffuso da nord a sud, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, ma si concentra in particolare lungo la dorsale appenninica.

Una diffusione, rileva l’Ispra, che è avvenuta attraverso la dorsale appenninica, ricca di boschi e foreste, con una presenza agricola relativa e dove i borghi montani si sono progressivamente spopolati. Insomma, gli incroci con esemplari dell’est Europa per aumentare le specie da cacciare sarebbe smentita. Anche perché l’Ispra ha trovato 16 sottospecie presenti in Italia. Insomma, a seguito delle azioni di ripopolamento, è poi mancata la corretta gestione degli animali selvatici e questi hanno occupato spazi di ambiente abbandonati dall’uomo.

In Umbria, rileva l’Ispra, il cinghiale è diffuso su tutto il territorio regionale. Impressionante il confronto con la situazione rilevata dall’Ispra nel 1991: il cinghiale selvatico, nella regione, risultava praticamente assente. In meno di trent’anni, la popolazione è cresciuta a dismisura. E con essi i danni provocati soprattutto agli agricoltori, tanto che gli Atc di Perugia e di Terni hanno aumentato le quote per far fronte ai maggiori esborsi.