Chi lavora sudando non crede più ai sindacati; non ci crede più da anni.

di Riccardo Ricciardi:

Dal 2013 i tre principali sindacati di questo paese non facevano una manifestazione unitaria.
Nel frattempo ci sono stati il Job’s Act, la Buona Scuola, il continuo impoverimento di chi già era povero e nulla, nessuna grande mobilitazione collettiva.

Però mi ricordo, ogni volta che partecipavo a una manifestazione operaia contro la chiusura di una fabbrica o contro dei licenziamenti, le parole di sfiducia dei lavoratori verso i loro sindacati; la tessera la prendevano quasi per inerzia, alzando le spalle come a dire “cosa dobbiamo fare?”
C’era chi sperava in Landini, nella FIOM, ultimo baluardo di un vero sindacato; in quel Landini che dopo gli 80 euro di Renzi disse “se si danno dei soldi a dei lavoratori non posso essere contrario”.

Questa manovra non sarà perfetta; il reddito di cittadinanza può essere migliorato probabilmente e tutti speriamo che si riesca a mettere in moto la macchina che servirà a sostenerlo.
Ma vedere questa manifestazione dei sindacati contro la prima manovra, da non so quanti anni, che mette soldi veri in tasca a chi non ne ha, mi fa capire una volta di più il motivo per cui, in questo paese, quando nomini i sindacati la maggior parte delle persone ti risponde che la rovina del paese sono loro.

Io non credo sia proprio così; penso però che la loro disonestà politica e intellettuale abbia creato un fraintendimento gravissimo nella percezione collettiva: confondere i lavoratori con chi li rappresenta, mescolare le sacrosante istanze operaie con gli slogan stantii e interessati dei sindacalisti.

Chi ha le mani sporche di fabbrica e i piedi sulla strada non crede alle voci che escono da quei megafoni; non ci crede più da anni.