Chi fa la guerra al reddito di cittadinanza, dovrebbe vergognarsi.

“Prima, per portare da mangiare a casa, ero costretto ad accettare qualsiasi cosa. O lavoro in nero a due soldi o imprenditori che ti dicevano prendi questa cifra qui e se poi ho altro da farti fare te lo do in nero.

Il Reddito mi ha permesso di uscire da tutto questo. Ho pagato bollette, arretrati, ho ripreso la mia dignità personale.
Io non so se alcuni capiscano cosa significa la disperazione. La disperazione non è non mandare i figli a scuola di danza: la disperazione è non sapere cosa mettere in tavola. È avere paura ogni volta che suona il citofono, perché può essere un’ingiunzione, perché non puoi pagarla”.

“Ero costretto ad accettare di tutto, spesso in nero. Grazie al reddito di cittadinanza sono uscito dal ricatto e ho un lavoro regolare. Non è metadone, è civiltà”.

Sono parole di Massimo al Fatto Quotidiano. Massimo, l’uomo nella foto, è un percettore del reddito di cittadinanza. Chi fa la guerra a questa misura minima di civiltà, e la fa pure dall’alto di stipendi da nababbi e lavori facili (su tutti il parlamentare), dovrebbe vergognarsi.

Andrea Scanzi