Cari, fottutissimi, italiani

Caro, fottutissimo, italiano,
quando questa crisi sarà finita, perché finirà, come tutte le cose, prova ad essere migliore di come questo virus ci ha trovati.
Se ci sono delle difficoltà nella sanità pubblica, è perché quella privata è stata favorita da interessi di parte, e in Lombardia la cosa è evidente.

Se siamo giunti al calice dell’amarezza, e milioni di persone sono costrette a temere il futuro e rinchiudersi in casa, la colpa non è di un virus opportunista, ma di tanti opportunisti che hanno fatto del dio denaro l’unica strada da riconoscere, folle di carrieristi affannati a leccare culi, ad affollare palazzoni d’argento, imprenditori che importano immondizia a basso costo, nei container sconosciuti, opportunisti del gomito a gomito, cene su cene, fiato nel fiato, tangente su tangente, e togli di qua e metti sul conto di quello là!

Se nelle grandi metropoli, affogate da smog, da mani sporche, da tram affollati, metropolitane gonfie di sudore, e un solo capello s’infetta, quel capello arriva, in una domenica di sole, nel paesino sul colle dorato e ameno, di gradita solitudine, di rustica bellezza, sappi che hai rotto il cazzo anche al contadino che conosce solo le sue vacche e il vino di campagna.
Siamo un solo corpo, caro italiano, e ogni tuo gesto imprudente, ogni tua follia, ogni tuo capriccio, succhia sangue agli altri e lo infetta, e anche l’Italia dei campanili, delle piccole chiese, dei municipi dall’unica piazza lucida, come un salotto di casa, si ammala, e poi vallo a trovare il coglione sconosciuto.

Sembra non ci sia posto dove far riposare il cuore, le ansie, le paure, nemmeno nella tua villa al mare, in campagna, in montagna, potrai essere sereno, ma quante caxxo di ville hai?
E quando ti presenterai sorridente, spavaldo, dopo la tempesta, ricorda che milioni di altri italiani hanno combattuto nelle trincee della salute pubblica, hanno dato il culo per te, la vita per te, che evadi le tasse, che rubi, che sfrutti il prossimo, brutto coglione mascherato.

Cari, fottutissimi, italiani,
quando questa crisi sarà passata, rallentate, che correre troppo, dietro al PIL, allo spread, alla Borsa, a rubare terra alla natura e costruire palazzi pieni di gente, ci fa cadere facilmente, e a rimanere a terra saranno sempre gli ultimi.

Bruno Fusco