Carenza di personale, il vero dramma della sanità molisana

Abbiamo avuto lo stesso numero di morti della Basilicata nell’ultimo mese, con un terzo dei ricoverati. A ciò si sommano le denunce dei parenti dei deceduti, per le presunte scarse attenzioni riservate ai propri cari durante il ricovero. In Molise lo sgomento e l’indignazione non hanno eguali: i cittadini sono disorientati da una confusa comunicazione sul personale presente nei reparti, sulla disponibilità dei posti letto e sulle tema delle responsabilità. Ma al di là dei piani per l’emergenza, il problema principale resta la carenza di personale.

Di Fabio De Chirico, portavoce M5S in Consiglio regionale del Molise

Tralasciando il discorso sul mancato o tardivo potenziamento del Dipartimento di prevenzione e più in generale dell’assistenza territoriale, come più volte da me sollecitato e denunciato, cosa è stato fatto per migliorare l’assistenza ospedaliera? Proviamo a fare un resoconto.

La risposta all’emergenza Covid tra prima e seconda fase

Per fronteggiare a marzo l’imprevedibile flusso dei ricoveri dei pazienti Covid hanno in sostanza preferito l’unica terapia intensiva già strutturata con più di 6 posti letto, quella del Cardarelli, alle terapie intensive del San Timoteo di Termoli o del Veneziale di Isernia, in cui avrebbero dovuto aggiungere posti letto e nuova dotazione strumentale.

Non sono state prese in considerazione altre opzioni, esterne all’hub & spoke, per poter allestire una struttura esclusiva Covid, come poteva essere il Vietri di Larino. La necessaria immediatezza nella risposta assistenziale ha fatto accantonare quest’ultima opzione, perché l’attivazione di posti letto ex novo implicava interventi strutturali e dotazione strumentale. Per questo si sarebbe forse impiegato troppo tempo, oltre al fatto che l’ampia rete delle professionalità che gravitano attorno al virus non poteva essere totalmente trasferita, perché impegnata a salvaguardare le altre urgenze e le cure per le malattie generiche.

Un’altra opzione in verità c’era ma fu scartata nonostante qualcuno suggeriva in tal senso: a poche centinaia di metri erano disponibili un’ala vuota e nuova del “Gemelli” e parte del suo organico. In questo modo la rete degli specialisti del Cardarelli si sarebbe potuta spostare facilmente quando fosse stato necessario. Hanno messo insomma sul piatto di una bilancia, manovrata da loro stessi, le criticità risultanti da queste opzioni, e avrà pesato meno il Cardarelli Covid.

Una programmazione seria avrebbe ripreso in mano quella bilancia alla fine della prima ondata, se avesse però sfruttato al meglio le circostanze favorevoli derivanti da norme e risorse economiche straordinarie che lo Stato stava mettendo a disposizione delle Regioni per sopperire alle gravi carenze di personale e di dotazioni strumentali.

L’ospedale Cardarelli, gravato dal Covid, è stato reso indisponibile per curare le altre patologie

Il reparto di Malattie infettive prima dell’emergenza Covid aveva in dotazione solo 4 medici e 3 posti letto. L’aumento dei ricoveri nel reparto, che in una epidemia come questa diventa periferico a quello ad alta intensità di cure, ha comportato lo smantellamento graduale di altri reparti ospedalieri, di ben tre piani del già malandato Cardarelli, mettendo a rischio le potenzialità dell’unico centro Hub regionale.

Hanno pertanto dovuto separare i percorsi Covid da quelli non Covid all’interno dell’ospedale, in una maniera alquanto precaria a detta degli stessi operatori, ma hanno ostentato sempre sicurezza all’esterno a chi paventava rischi di promiscuità. Hanno ostentato sicurezza anche sui numeri dei posti letto in terapia intensiva sebbene nel computo, era chiaro, fossero compresi, a marzo come novembre, anche i posti di Isernia, Termoli, Gemelli e Neuromed, posti però non tutti liberi da altre urgenze.

Il prezzo per aver scelto il Cardarelli è molto alto: lo hanno reso una specie di colabrodo, mettendo a serio rischio l’integrale ripristino del nosocomio, si sono limitati i controlli e le cure ordinarie di ogni reparto, si è proceduto coi lavori in corso nel momento in cui è stato imprescindibile farlo, sia per ampliare sale ricoveri che per allestire nuove attrezzature e, inoltre, si sono tolte a numerosi reparti le capacità e le funzionalità preesistenti (Terapia intensiva, Pediatria, Urologia, Oculistica…).

Il piano più importante, quello per ampliare il personale, è miseramente fallito

Il progetto di inizio autunno di separare in due aree i posti di Terapia intensiva (6+6), e addirittura in due équipe mediche le prestazioni, è immediatamente fallito per il repentino rialzo dei ricoveri in rianimazione e, ancor di più, per la pessima attuazione da parte di Asrem del Piano di fabbisogno del personale per esigenze Covid-19 (in foto), inviato in via preliminare al Ministero della Salute in data 5 marzo (nota prot. n. 24045) e poi formalmente approvato con DCA n. 21/2020. L’unico vero piano di cui bisognava parlare, molto più urgente di quello infrastrutturale, difatti il Governo ne aveva richiesto la presentazione già a inizio marzo.

Il fabbisogno di specialisti, come sanno tutti ormai, è la principale patologia dei nostri ospedali regionali, una situazione gravosa che nasce certamente da lontano, per via del decennale blocco del turnover legato al Piano di rientro dal disavanzo finanziario. Ma è pur vero che tutte le Regioni da inizio pandemia hanno beneficiato di norme statali e risorse economiche straordinarie per rimediare a questo genere di carenze, potremmo dire al maltolto per quanto riguarda il Molise.

Il Governo infatti, con gli articoli 1 e 2 del Decreto legge n. 14 del 09 marzo scorso, ha consentito a un ampio reclutamento del personale sanitario mediante una revisione, in tempi  stretti, del Piano Triennale del fabbisogno del personale per “far fronte alle esigenze straordinarie ed urgenti derivanti dalla diffusione dell’epidemia e per garantire i livelli essenziali di assistenza, nonché per assicurare sull’intero territorio nazionale un incremento dei posti letto per la terapia intensiva e sub intensiva necessari alla cura dei pazienti affetti dal virus”

Cosa è stato fatto per reclutare il personale medico sanitario?

Facciamo un po’ di chiarezza sul personale preso in servizio. Dal documento pubblicato si può constatare e quantificare l’esigenza, dichiarata da Asrem, di reclutare medici specialisti (89), infermieri (50) e operatori socio sanitari (80). Il Decreto ha dato l’opportunità ad Asrem, vista “limpossibilità di utilizzare personale già in servizio, nonché di ricorrere agli idonei collocati in graduatorie concorsuali in vigore”, di utilizzare risorse derogando alle norme, di conferire incarichi di lavoro autonomo con contratti libero professionali per la durata dell’emergenza, anche a medici specializzandi all’ultimo anno di corso e a laureati in medicina e chirurgia abilitati all’esercizio della professione medica, sebbene l’esigenza dichiarata e prioritaria fosse quella di assumere medici già specializzati.

Quello che è stato fatto principalmente è stato emanare avvisi pubblici per incarichi libero professionali, rivolti sia a medici che a infermieri e Oss. Ma sono stati veramente rispettati gli impegni assunti di fronte al Ministero sull’esecuzione di quel corposo piano di potenziamento del personale legato all’emergenza Covid? No.

Per quanto concerne gli infermieri e gli Oss, sono riusciti a reperirne l’esatta quantità prevista (50+80 contratti da marzo/aprile fino a dicembre), distribuita poi sul territorio al servizio dei tre Distretti sanitari. Invece, per il reclutamento dei medici la situazione è più deficitaria, addirittura nulla si può dire se guardiamo alle discipline più sotto osservazione durante l’emergenza epidemiologica, cioè Anestesia/Rianimazione e Malattie Infettive. Aprire sale e posti letto senza che ci sia un corrispettivo ampliamento di personale è fallimentare in partenza e soprattutto pericoloso. 

L’occasione persa per assumere personale medico

I medici che hanno risposto agli avvisi di marzo sono: 14 laureati in medicina e chirurgia (4 al Pronto Soccorso di Campobasso, 3 in quello di Termoli, 2 a Medicina interna di Campobasso, 5 a disposizione della Direzione Sanitaria dell’ospedale di Isernia), 1 radiologo, 3 medici in quiescenza e 3 medici specializzandi, di cui solo uno in Malattie infettive. Quest’ultima ha lavorato solo 6 mesi nel reparto di Campobasso, fino a prima della seconda ondata.

La giovane e preziosa risorsa medica, residente nel capoluogo, che nel frattempo si era specializzata, ha dovuto portare la sua professionalità verso ospedali abruzzesi perché il Direttore generale e la Dirigente Risorse umane non hanno provato in alcun modo a trattenerla, tranne la breve proroga alle stesse condizioni precedenti che però non si è concretizzata. Un tentativo che sarebbe stato assolutamente necessario visto che gli specialisti in malattie infettive in servizio quattro erano l’anno scorso e quattro sono ancora.

Con 60 ricoverati in più, ed una seconda ondata in previsione già da quest’estate, un’azienda sanitaria doveva fare di tutto per far sì che venissero reclutati più infettivologi possibile, proprio in virtù del fatto che a marzo erano dieci gli specialisti che si pianificava di assumere. Bisognava essere tempestivi per prevalere sulla “concorrenza” delle altre Asl sul territorio nazionale. Ma si poteva anche ricorrere a medici delle strutture private, come il Decreto consentiva. Invece qui si sta ancora aspettando la pubblicazione di un bando già approvato dal Direttore generale per l’assunzione di due infettivologi con contratto a tempo determinato, troppo tardi.

Per quanto riguarda le discipline di Anestesia e Rianimazione, il personale medico che lavora in Terapia intensiva, anche qui dolenti note. Il Piano assunzionale 2018-2020, adottato a marzo 2019, già prevedeva tra l’altro l’assunzione di numerosi specialisti di T.I., reparto in affanno da sempre, due mesi dopo infatti fu indetto un concorso pubblico per assumerne 6 a tempo indeterminato. Con il completamento dell’iter di questo concorso però (a marzo 2020), è stata portata a termine l’assunzione di un solo Dirigente Medico. Dalla procedura concorsuale quindi non risultavano coperti 5 posti, e Asrem a maggio scorso ha pubblicato un nuovo bando di concorso a tempo indeterminato che ha visto il 28 ottobre approvate le graduatorie di merito dei candidati idonei (1 specialista + 4 specializzandi). La procedura di affidamento dell’incarico sembra essere ancora in corso.

Tiriamo le somme: un solo specialista in più tra Terapia Intensiva e Malattie Infettive

In sostanza prima e seconda ondata epidemica con un solo medico specialista in più rispetto al già carente organico, che è di meno di nove anestesisti in piena capacità. Un numero troppo esiguo per garantire normalmente i livelli essenziali di assistenza, figurarsi un’emergenza da epidemia. I bandi per incarichi libero professionali sono andati deserti e quelli per incarichi a tempo determinato lo stesso. Un’emergenza che si voleva affrontare con l’assunzione di nuovi 15 specialisti in Anestesia e Rianimazione e 10 specialisti in Malattie infettive: il risultato è un solo medico in organico da marzo ad oggi, costretti a stipulare un accordo con una Asl di Napoli per acquisire prestazioni specialistiche.

Con questo desolante quadro, cari Toma e Florenzano, avreste dovuto mostrare concretezza e autorevolezza. Invece in questi mesi avete minimizzato, avete sorriso beffardamente, avete tentennato, avete ritardato le azioni, non avete “ammazzato” nessuno come qualche dissennato vorrebbe far intendere, ma il dubbio che abbiate sbagliato tutto lo dovete avere!



Di MoVimento 5 Stelle Molise:

FONTE : MoVimento 5 Stelle Molise