cambiare la riforma della prescrizione

Queste le proposte di Conte sulla prescrizione Cartabia nell’incontro di questa mattina con Draghi:
Lui si presenta in veste più di magistrato per convincere “dal punto di vista tecnico” e non “identitario” che la riforma Cartabia, così com’è, non regge perché la questione dell’improcedibilità, le nuove norme prevedono che, se entro due anni l’appello non si chiude, il processo salta, che poi è l’aspetto su cui si stanno concentrando le principali critiche dei magistrati italiani.
Questa riforma farebbe andare al macero 150 mila procedimenti in corso, lo ha detto anche il presidente dell’associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, che in audizione alla Camera, tre giorni fa è arrivato a definire la nuova prescrizione uno “strumento eliminatorio dei processi”.

Questo ha indotto a far riflettere anche Enrico Letta ad “aprire ad aggiustamenti” seguendo l’intenzione di Giuseppe Conte..“Si troveranno le giuste soluzioni”, lo ha ribadito ieri sera alla festa dell’Unità di Roma.

Non sarà esattamente una passeggiata, visto che Draghi, sul tema, è piuttosto intransigente. “Prendere o lasciare”, aveva già detto ai ministri grillini che ventilavano l’astensione in Cdm, salvo poi decidersi a votare sì dopo i “consigli” di Beppe Grillo.
Ma ora Conte la riforma così non la vota, ripete ai suoi.

E vuole far leva sui risvolti tecnici della faccenda, ovvero sui suoi trascorsi professionali, per rompere le rigidità del premier: “Io sono consapevole che siamo in una nuova maggioranza e che non possiamo essere ideologici e arroccarci sulla difesa della legge Bonafede – ragiona l’avvocato –. Ma l’importante è che si trovi un modo, e si può trovare, per evitare che i processi vadano in fumo”.

Porterà le sue proposte, Conte. E se Draghi dovesse tirare dritto e magari decidere di mettere la fiducia sul provvedimento, sarà lui a prendersi la responsabilità di questo gesto, è il senso delle riflessioni che l’ex premier sta facendo in queste ore.

Conte ripete ai suoi – a cominciare dai ministri – che non ha intenzione di far cadere il governo, anche perché gli serve tempo per ricostruire il Movimento provato dalle lunghissime fibrillazioni interne. Ma vuole (e deve) ottenere qualcosa dal confronto con Draghi.

Altrimenti, interpellerà i gruppi parlamentari e la base del Movimento. Cioè gli iscritti, che cinque mesi fa votarono in maggioranza Sì all’ingresso nel governo, ponendo tre condizioni “imprescindibili”: il “Superministero della Transizione ecologica”, la difesa del reddito di cittadinanza e l’indisponibilità a cambiare la riforma della prescrizione così com’era stata concordata dai giallorosa (quella nata dall’”accordo precedentemente raggiunto con Pd e LeU, oltre il quale il M5S non è disposto ad andare”).

A Draghi, stamattina, Conte proverà a spiegare che – col senno di poi – la corda si è già tirata parecchio.

Alla fine se proprio si arriverà a muro contro muro.. sarà la base con il voto a decidere se restare in questo Governo.

Sergio Di Reda