Berlusconi ha sganciato l’arma Iene.

Ieri sera è andato in onda un servizio delle Iene in cui mi si accusa di aver fatto perdere al nostro Paese tra i 50 e i 300 milioni per la realizzazione di una “cittadella della scienza”.

Secondo le Iene non mi sarei seduta al tavolo vista la mia contrarietà al gasdotto Tap.

Non dicono di che tavolo si tratterebbe. Non dicono chi avrebbe dovuto stanziare questi fantomatici milioni di euro e dove sarebbero finiti. Non dicono che io non avevo nessuna competenza e nessun potere sulla realizzazione del gasdotto e non dovevo né potevo, quindi, partecipare a nessun tavolo di presunti negoziati. Peraltro, la questione Tap non approdò mai in nessun consiglio dei ministri in cui avrei potuto esprimere un voto.

Quando l’autore del servizio mi ha telefonato per un’intervista sul tema Tap, ho rifiutato perché ho detto, in passato, tutto ciò che avevo da dire e mi sono ripromessa di non parlarne più fino a quando l’allora ministro competente e unico interlocutore per la questione, Luigi Di Maio, non avrà la possibilità di parlare alla popolazione di Melendugno per le spiegazioni puntuali che solo lui può dare. È una promessa che fece allora e che sono certa onorerà. Non si è mai sottratto a queste sue responsabilità e, come ricorderete, per il caso dell’ex-Ilva, andò a Taranto per parlare con i cittadini. Nessun altro ministro, che si fosse interessato di quella fabbrica, ci ha mai messo la faccia direttamente sul territorio come fece Di Maio. Questo è un fatto.
Ma il discorso delle Iene è un altro. È un metodo subdolo con cui si instilla il dubbio nella popolazione per minare la credibilità di qualcuno. In questo caso, la mia. D’altronde si tratta di un servizio in cui Tap non c’entra proprio niente. Nel servizio si raccontano dei ritardi nelle attuazioni di alcune leggi provocate dalla mancata emanazione di decreti attuativi spesso dovuta alle cadute dei governi. La malizia sta nel legare argomenti condivisibili con fatti dubbi o inesistenti. È un chiaro attacco politico che può essere sferrato a causa della mancanza di una severa legge contro il conflitto di interessi che permette alla famiglia Berlusconi di avere tra i componenti anche il presidente di un partito che siede anche al governo.
Invito, gentilmente, le Iene a raccontare, con dovizia di particolari, di questo presunto tavolo e della provenienza di questa vagonata di soldi che si sarebbero persi. Perché, se è vero, dovrà essere dato il merito o la colpa a qualcun altro. Non a me.
Certo è che non devo star simpatica a Berlusconi perché, i giorni in cui hanno realizzato quel servizio, sono i giorni antecedenti al voto di fiducia del governo Draghi. Giorni in cui feci l’impossibile per convincere il M5S a non accettare un Governo con Forza Italia.

Riconosco i miei limiti. Sono invalicabili, insuperabili per la mia coscienza.

Che piaccia o no, e non me ne importa niente di piacere, non smetterò mai, e dico mai, di gridare che non si fa un Governo con un partito fondato da un condannato per Mafia e da un altro (Berlusconi) che la Mafia l’ha finanziata e che è ancora indagato nel processo di appello della trattativa Stato-Mafia come confermatomi da Pecoraro (Iena del servizio).
Non mi fa paura il costo che dovrò pagare in termini di denigrazione da parte di Berlusconi perché è infinitamente inferiore alla serenità della mia coscienza. È una questione di responsabilità. Non sono io, per questi principi, a dovermi cospargere il capo di cenere.

In ogni caso, se le Iene confermeranno la promessa che mi hanno fatto di dedicare una puntata a Berlusconi, ci sarò e ne sarò anche felice. Avremo occasione di approfondire la sentenza Dell’Utri, la vicenda Olgettine, la recente iscrizione nel registro degli indagati e, magari, anche della coincidenza tra partecipazioni ai processi e malesseri che sono assenti quando c’è l’occasione di andare a pavoneggiarsi con Draghi.


Barbara Lezzi