Ambiguità e illusioni. La tassonomia europea non è come dovrebbe

Il regolamento europeo sulla tassonomia è ambiguo perché finisce per finanziare fonti energetiche per nulla sostenibili: gas e nucleare, il primo a grosso impatto ambientale, il secondo economicamente insostenibile e altamente pericoloso.

Optare per il gas liquefatto non è una soluzione. Oltre a non sostenere la lotta al cambiamento climatico, sceglie il GNL è una scelta incauta perché destabilizza il mercato in modo spregiudicato.

Ad oggi, come evidenziato da Fubini nell’articolo “Vincere sull’energia, whatever it takes”, esiste infatti un’area di paesi emergenti e in via di sviluppo come il Pakistan e il Bangladesh che con l’intromissione europea nel mercato del gas liquefatto subirebbe un forte trauma. “In base ai dati 2021, – precisa Fubini – l’Europa deve sostituire in tempi brevi circa 167 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno con GNL”. Cosa significa? Significa che il Gas ad oggi appannaggio dei paesi succitati verrebbe spartito d’un tratto con l’Ue. O, per meglio dire, sottratto d’un tratto dall’Ue. 

Ci si chiede se ci si rende conto delle conseguenze di simili azioni? Gli equilibri di un mercato globale sono fondamentali, non possono essere aggrediti en passant se non per presagire destabilizzazioni e tensioni.

Considerate che il GNL “è prodotto in Qatar, Stati Uniti, in vari Paesi africani e persino in Australia”. L’ingresso dell’Ue in quel mercato è stato solo paventato che i costi del GNL sono aumentati repentinamente, risultando insostenibili per i paesi tradizionalmente acquirenti.
Se la domanda aumenta e l’offerta è di gran lunga insoddisfacente, cosa succede? In molti paesi mancherà energia. E se manca energia manca tutto. E se manca tutto le scelte diventano estreme.

È vero, l’Ue ha degli obiettivi. Entro il 2030 deve realizzare 70 gigawatt da fonti rinnovabili. Obiettivi virtuosi, ma evidentemente le pratiche non sembrano rivelarsi tali. Invece di accelerare il processo di transizione, si stanno creando altre dipendenze, destabilizzazioni di altri mercati, pericolose zone d’ombra che celano altrettanto pericolose tensioni internazionali. 

Le fonti su cui l’Ue deve investire in termini di investimenti e relazioni internazionali dovrebbero essere esclusivamente quelle rinnovabili. Questo tam tam è incomprensibile. Diventa indecifrabile quando ritornano le solite posizioni sul nucleare. Parafrasando Rifkin, la “reinvenzione del nucleare” è una grande menzogna. L’energia nucleare non è un’alternativa. È una soluzione tanto pericolosa quanto costosa perché, pur volendo cedere alle analisi scientifiche e soprassedere sui rischi, ci si scontra con l’insostenibilità economica di una simile soluzione: per affrontare il cambiamento climatico attraverso il nucleare occorre soddisfare almeno il 20% del fabbisogno energetico mondiale, il che richiede la costruzione di “tre centrali ogni mese per i prossimi quarant’anni, per un totale di poco meno di 1500 reattori e un costo di circa 12000 miliardi di dollari”. 

Ça va sans dire, allora, senza ipocrisie di passaggio, che o l’Ue prende sul serio questa sfida, puntando verso la democratizzazione dell’energia verde, o per il futuro non resteranno che illusioni e destabilizzazioni. 



Di Azzurra Cancelleri:

FONTE : Azzurra Cancelleri