ALLA FRANGIA DEI MALPANCISTI GRILLINI

Cosa vi aspettavate di diverso? Forse non vi è ancora chiaro che, con o senza i 5 Stelle, vista la corsa in massa che c è stata alla chiamata del messia Draghi, i numeri per fare un governo ce li avrebbe avuti lo stesso? Con la differenza che, con i 5 Stelle fuori, Lega e FI si sarebbero smezzati altri 4 ministeri (di cui 2 con portafoglio e 1 senza ma strategico) e i 2 super ministeri della transizione ecologica e tecnologica non li avremmo mai visti. Perchè, come ha detto brutalmente Beppe Grillo, sull’Ambiente la Lega non ci capisce una mazza e, aggiungo io, non gliene frega una mazza (e men che meno a Forza Italia). Anzi, tutto questo sbattersi per l’Ambiente da parte del MoVimento, alla destra è sempre andato per traverso. La Lega, a colloquio con Draghi, ha chiesto INCENERITORI! Loro sono quelli che hanno voluto strenuamente la Tav e che sponsorizzano le trivelle. O ve lo siete dimenticati? Salvini e Meloni, riguardo al super ministero voluto da Grillo, oggi non si sono tenuti : “ok tutelare l’ambiente ma no derive ideologiche”. Capita l’antifona?
Voi che vi sentite grillini doc, ve lo ricordate o no che la seconda stella del MoVimento sta per AMBIENTE? Cazzo!
c è un ministero della Transizione ecologica, ottenuto da Grillo, dove transiteranno 70 miliardi del Recovery fund. E sarà certo Roberto Cingolani a guidarlo, quello che Beppe ha indicato a Draghi. Quello che stava nella task force voluta da Giuseppe Conte. Se non ci stessimo, in questo Governo, saremmo dei pazzi.

Chi dice come i vari Scanzi e ci metto pure Travaglio, che entrare nel governo Draghi sarà il suicidio dei 5 Stelle, forse non ne ha chiaro lo spirito, che è sempre stato quello di contrastare il degrado di certa politica, di mettere al primo posto la tutela e l’interesse della collettività, anche a scapito dei consensi (come purtroppo dimostrano i sondaggi).

Ma se ci sei, in un Governo di cosidetta “Salvezza Nazionale”, devi mettere in conto che ci puoi trovare personaggi irricevibili come Brunetta e Gelmini.
Se stai dentro puoi sempre decidere, a mali estremi, di chiamarti fuori, ma se scegli di star fuori a priori ti precludi di poter influire sulle scelte di governo, sbatacchi pentole ma rimani spettatore. Salvo il tuo fine non sia solo quello di puntare a guadagnar consensi (Meloni docet)
Ho la netta sensazione che la linea dibattistiana del “stavolta proprio non ce la faccio” sia proprio quella: ritornare alla piazza, ricominciare a sbatacchiare pentole e tentare la risalita dei consensi. Tutto mentre alla guida del Paese, proprio quando c’è da spendere roba come 209 miliardi per tentare di risalire dal baratro che ci attende, sai che ci staranno tutti i noti maneggioni. Meno i 5 Stelle, gli unici che fino ad oggi hanno sempre dimostrato di agire nell’interesse della collettività. Sagace il nostro Alessandro.

Se oggi Luigi Di Maio, da ragazzo perbene quale è, ha speso parole d’affetto e ha difeso Di Battista, io non sono altrettanto diplomatica. Alessandro Di Battista lo sta destabilizzando il MoVimento e da tempo. Ieri ha compiuto l’ultima scena madre. Come suo solito a parlare è stata la sua pancia. Che è stata la sua forza e quella dei suoi compagni quando era il momento della piazza, quando c’era da fare opposizione. Ma io non dimentico che s’e’ tirato indietro quando s’è trattato di governare. Perché ha avuto paura di sporcarsi le mani. Meglio, molto meglio stare fuori e pontificare sull’operato dei suoi compagni che, diversamente da lui, non hanno avuto paura di rimboccarsi le maniche, scendere nella fossa dei leoni e guadagnarsi metro dopo metro il loro spazio. Anche se a volte al prezzo di scendere a compromessi.

Ha sempre saputo, Di Battista, che trovarsi gioco forza a dover governare con chi si era combattuto fino al giorno prima, sarebbe stato molto, ma molto più difficile che parlare alle pance degli elettori ed infuocarne gli animi. Ma è l’unica cosa che sa fare, il Dibba, tanto che ora l’opposizione la sta facendo ai suoi compagni (pardon, ex compagni). Il suo istinto rimane quello di eccitare gli animi: chiamiamoci fuori e facciamo casino, è stato il suo messaggio implicito di ieri alla base grillina. Perchè, alla fine della fiera, le priorità di Alessandro Di Battista, non sono le stesse dei suoi ex compagni “governativi”, lui rivuole la claque, rivuole la piazza e pur di ottenerla riconsegnerebbe il Paese agli stessi che dice di voler combattere.
Malpancisti fatevela una domanda, la vostra non sarà solo voglia di piazza?

Roberta Labonia