ALITALIA, C’È CHI PIANGE E C’È CHI RIDE

ALITALIA, C’È CHI PIANGE E C’È CHI RIDE

Sin da quando ero portavoce alla Camera dei Deputati, insieme ai miei colleghi del MoVimento 5 Stelle e per anni mi sono occupata di Alitalia e della sua malagestione, denunciando a suon di interrogazioni tutti i soprusi subiti da lavoratori e cittadini da parte di manager senza scrupoli, forti di una politica compiacente o (fintamente?) cieca davanti alle tante storture, mentre l’azienda, che ha reso l’Italia famosa nel mondo per il suo know how, affondava tra i debiti, con un grande spreco di soldi pubblici. Insomma, il solito paradosso che troppo spesso caratterizza le crisi aziendali: da un lato c’è chi si arricchisce, dall’altro chi s’impoverisce e ne fa, letteralmente, le spese.

Le mie battaglie da Deputata

Era il febbraio 2015 quando con un’interrogazione a mia prima firma denunciavo una dinamica simile: il caso dei piloti di Alitalia in cassa integrazione che dopo aver iniziato a prestare servizio presso alcune importanti linee aeree estere, non avevano reso noto all’Inps di aver trovato una nuova occupazione, omettendo le dovute dichiarazioni o trasmettendone di false e assicurandosi così contemporaneamente una doppia entrata mensile: lo stipendio dalla nuova compagnia aerea e la cassa integrazione come dipendente di Alitalia. Quella che si dice, una vera e propria truffa ai danni dello Stato.

E ancora: è del marzo 2016, un’altra interrogazione a mia prima firma in cui denunciavo il licenziamento di migliaia di dipendenti, tra cui anche soggetti appartenenti alle categorie protette, già impiegati in misura inferiore rispetto alle quote obbligatorie, nell’ambito della cessione di Alitalia da C.A.I. (Compagnia Aerea italiana srl) a S.A.I. (Società aerea italiana spa), che aveva rilevato il marchio e gli asset operativi della ex compagnia di bandiera e si era resa azionista per consentire l’ingresso di Etihad Airways nel capitale.

La situazione di Alitalia oggi

In questi giorni Report ha mandato in onda un’inchiesta in cui si fa luce su un’altra stortura: gli oltre 3400 permessi sindacali pagati dallo Stato ad ogni sigla sindacale, mentre contemporaneamente azienda e lavoratori subivano l’ennesima stagione di tagli e licenziamenti. Dei veri e propri privilegi, che vanno a confermare una malagestione generale già denunciata anni fa.

Oggi come allora, Alitalia, compagnia di bandiera e pezzo storico del Made in Italy, è ancora in attesa di una soluzione, così come tutti i lavoratori e cittadini italiani che ne continuano a pagare le spese.

In tal senso, l’entrata del partner pubblico in Alitalia potrebbe renderla di nuovo grande con una politica industriale credibile e un management competente, necessari soprattutto dopo lo stop legato alla pandemia Covid.



Di Roberta Lombardi:

FONTE : Roberta Lombardi