Alessandro Di Battista sullo sciopero dei lavoratori di Amazon

Oggi, per la prima volta in Italia, scioperano i lavoratori di Amazon. Si tratta di quasi 30.000 persone, tra le quali 9.500 dipendenti nei magazzini. Qualunque cosa si possa pensare dell’e-commerce è sacrosanto stare dalla loro parte. La pandemia, e molte scelte governative, hanno ammazzato la piccola impresa italiana già claudicante dopo 30 anni di liberismo galoppante. “I turni e la ripetitività del lavoro sono insostenibili” sostengono i lavoratori. In tutto ciò si moltiplicano i nuovi poveri. Piccoli imprenditori, partite IVA, ristoratori, lavoratori nel settore sportivo, padri separati. Coloro che ieri, faticosamente, campavano, oggi non campano più.

L’incredibile fila di italiani e stranieri, tra i quali donne, anziani, e bambini, in attesa di un pasto caldo a Milano, a pochi metri dalla Bocconi, è un’immagine da pugno allo stomaco. In fila c’erano persone assolutamente normali che non hanno commesso alcun errore.

I sindacati in tutto questo dove sono? La maggior parte si è trasformata in scendiletto di Confindustria. Intanto il governo dei “migliori” si guarda bene dall’affrontare il tema dei conflitti di interessi, ovvero quel che in Italia continua a produrre iniquità sociale, economica ed imprenditoriale. Ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri e più numerosi. Chi intende, davvero, star dalla parte degli ultimi, oggi dovrebbe sostenere questo sciopero non comprando, per almeno 24 ore, su Amazon. Perché un diritto acquisito da uno è un diritto acquisito da tutti.

Alessandro Di Battista