Alessandro Di Battista sul ritorno al vitalizio di Formigoni

Fra i vari post sul ritorno al vitalizio di Formigoni, quello più dettagliato nell’informare e chiaramente più inopinabile sull’attività della “Casta” a proteggere i loro beniamini, è quello di Alessandro Di Battista

Tanto per non dimenticare:
La restituzione del vitalizio a Formigoni non è altro che l’ultimo tassello della sua indegna riabilitazione. Una riabilitazione che parte da lontano. In un certo senso inizia ancor prima che Formigoni fosse condannato. E’ sempre la stessa storia, la casta politico/mediatica che protegge se stessa. I politici di centro-destra hanno fatto leggi su leggi per impedire che alcuni dei loro culi illustri e flaccidi finissero dietro le sbarre. Il centro-sinistra quelle leggi non le ha toccate. Non l’ha fatto sia per non disturbare gli uomini del “principale esponente dello schieramento a loro avverso” e sia perché un giorno, chissà, le natiche sarebbero potute diventar le loro.

Formigoni è stato condannato per essersi intascato denari provenienti dalla sanità lombarda. “70 milioni di euro tolti ai malati per i sollazzi di Formigoni” fu l’accusa dei PM durante il processo. Cosa c’è di più osceno? Eppure Formigoni il carcere l’ha visto poco, troppo poco. Appena 5 mesi. D’altro canto la pena a lui inflitta ha subito la scure della prescrizione. 5 mesi in cella a fronte di milioni sottratti alla sanità. Roba che uno che ruba al supermercato si fa più galera di lui. Ma è l’Italia, per l’appunto, il Paese della riabilitazione dei corrotti e della demonizzazione dei disperati che urlano la loro disperazione.

Formigoni è stato condannato, ma nel Paese che ha memoria più per i casi del moviolone che per quelli di corruzione in pochi lo ricordano. Di certo non aiuta il sistema mediatico, la cui gran parte, partecipa alla riabilitazione del Celeste. Formigoni, nonostante il processo, nonostante prove e fatti che l’avrebbero dovuto chiudere in casa per la vergogna, nonostante le condanne in I grado e in appello, ha continuato a pontificare dai salotti televisivi che frequentava. D’altro canto veniva invitato, mica si imbucava. E chi lo invitava lo ringraziava senza porgli domande sulle sue ruberie. Un po’ come Draghi che, durante le consultazioni a palazzo, ha ringraziato Berlusconi ignorando, evidentemente, le sue frodi fiscali, i denari dati a Cosa Nostra o il coinvolgimento del suo braccio destro, Marcello Dell’Utri, nella Trattativa Stato-mafia. Memoria da pesce rosso, per l’appunto. O da banchiere. Capace di ricordare tutto quel che conviene e dimenticare (o far finta di farlo) ciò che non è utile.

Ma non è tutto. Il corrotto Formigoni è diventato addirittura un noto editorialista. Scrive su Libero il quotidiano dalle cui colonne, anche oggi, Vittorio Feltri mi dedica “paroli gentili” sperando che io mi offenda. Ma io non mi offendo mica. Io so che, ormai da anni, capita spesso al Direttore di confondere la macchina da scrivere con la bottiglia di Jack Daniel’s.

Ad ogni modo Formigoni scrive editoriali. E scrive di sanità. E lo fa su un giornale (Libero, per l’appunto), che appartiene ad Antonio Angelucci, il re delle cliniche private romane nonché deputato di Forza Italia da 13 anni, lo stesso partito di Giacomo Caliendo, il senatore che presiede la commissione che ha deciso di restituire il vitalizio a Formigoni.

Questo è lo stato dell’arte, questo è il “sistema” che non si cambierà mai governandoci insieme. Anche perché c’è il rischio che gli “assembramenti” politici e governativi possano, ahimè, far parte di quella riabilitazione meglio nota come restaurazione.
Alessandro Di Battista

Sergio Di Reda