Alessandro Di Battista: nel paese al contrario B. sogna il Quirinale.

Che Paese il nostro. Marcello Dell’Utri, dopo aver fatto da intermediario tra Cosa nostra palerminata e Berlusconi, dopo anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, è tornato ad occuparsi di politica ed è tornato a mediare. È lui ad aver favorito un incontro a Firenze tra Miccichè (uomo di B. in Sicilia) e Renzi. Ed è sempre lui il “manovratore” (sempre per conto del “Tinto e bass” di Arcore) per la costruzione del grande centro. Ed il laboratorio sarà proprio la Sicilia con i siciliani, chiaramente, trattati da cavie. Sarebbe fantastico non trovate? Renzi con Berlusconi e poi con Cuffaro.
A me non scandalizza più nulla, a parte l’accidia di molti (non tutti) italiani. Nel Paese della trattativa Stato-mafia (non sarà stato reato ma c’è stata eccome) è del tutto coerente che un amico della mafia torni centrale in politica. Ed è anche coerente, nel Paese della grande evasione fiscale (soprattutto fatta dai potenti), che si parli, senza ridere o avere conati, di Berlusconi, un frodatore del fisco condannato in via definitiva, come possibile Presidente della Repubblica.
Eppure basterebbe ricordare la storia per cancellare certe possibili vergogne.
Dovete sapere (direi quasi imparare a memoria) che:
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È una sentenza definitiva!
Ma voi sapete chi era il principale boss con il quale Berlusconi trovò un accordo grazie alla mediazione criminale di Dell’Utri?
Leggete bene: nel 1969, in viale Lazio, a Palermo, venne consumata una strage. A idearla fu Stefano Bontate. All’epoca non se ne parlò molto. Appena due giorni dopo, infatti, a Piazza Fontana, a Milano, all’interno di una filiale della Banca Nazionale dell’Agricoltura, un ordigno aveva ucciso diciassette persone. La strage di Piazza Fontana, l’attentato che diede inizio agli anni di piombo, oscurò la mattanza palermitana, sebbene quest’ultima rappresentasse il primo grande regolamento di conti all’interno di Cosa nostra. Venne organizzata per far fuori il boss Michele Cavataio e a realizzarla furono i corleonesi Riina, Provenzano e Calogero Bagarella, fratello di Leoluca, il quale trovò la morte durante il blitz. Pare che a finire Cavataio sia stato Bernardo Provenzano che, avendo finito i proiettili, gli ruppe il cranio con il calcio del fucile. Quel giorno Provenzano si guadagnò il soprannome di Binnu ’u tratturi. La strage di viale Lazio, ripeto, venne ideata da Bontate e ordinata dalla Commissione del tempo, ovvero la cupola di Cosa nostra, un triumvirato composto da Liggio, Bontate e Tano Badalamenti, il boss che ordinò l’assassinio di Peppino Impastato. Ebbene quel boss con il quale Berlusconi scese a patti era proprio Stefano Bontate, all’epoca, Cosa nostra in persona! (parte tratta dal mio libro CONTRO https://www.paperfirst.it/libri/contro/)

Questa è la storia ma nel paese al contrario B. sogna il Quirinale, Renzi sogna di diventare come B. Cuffaro sogna la nuova DC ed il Corriere della Sera vende una pagina agli amici di Dell’Utri che vogliono fargli gli auguri!

Alessandro Di Battista