Alessandro Di Battista: Lo Stato si faccia “datore di lavoro”.

Alessandro Di Battista: Lo Stato si faccia “datore di lavoro”.

di Alessandro Di Battista:

Quasi 275.000 occupati in meno (400.000 in meno in due mesi) e 746.000 persone in più che hanno smesso di cercare lavoro. Questi dati si riferiscono ad aprile scorso. A questa tragedia se ne aggiunge un’altra: quella che vivono i lavoratori a nero, fantasmi veri e propri. Non è questo il momento di fare i perbenisti. Nessuno intende giustificare il lavoro nero ma i lavoratori in nero esistono, sono persone e nei momenti drammatici lo Stato deve pensare anche a loro.

L’infodemia (la circolazione ossessiva di centinaia di notizie al giorno, per lo più di gossip) sta pregiudicando il nostro futuro. C’è il rischio di perdere di vista l’obiettivo, quel che conta davvero.

A me degli screzi tra Meloni e Salvini, della mascherina tricolore di Salvini, del colore della giacca di Pappalardo, di Pappalardo, dei sondaggi, delle regole interne ai partiti, della bibbia di Trump non me ne frega una minchia!

Dopo l’estate, soprattutto dopo l’estate, le condizioni socio-economiche per milioni di italiani saranno drammatiche (e meno male che è stato approvato il reddito di cittadinanza, fondamentale in questo momento). Molte persone (soprattutto giovani ma non solo loro) non riusciranno a trovare occupazione nel lavoro stagionale. E pensateci bene, nella situazione attuale, sarà più difficile persino trovare un lavoro come lavapiatti a Londra.

Ieri ho letto una dichiarazione della Senatrice Emma Bonino: “lo Stato non deve creare lavoro”. A parte il fatto che detto da una Signora che è stata 7 volte deputato della Repubblica, 2 senatore, 4 euro-deputato, 3 volte ministro ed una volta commissario europeo (e che quindi campa con denaro pubblico, cioè dello Stato, dal 1978) lo trovo poco elegante. Ma soprattutto è una posizione sbagliata!

In momenti di crisi lo Stato deve trasformarsi in datore di lavoro. E’ sempre avvenuto così, anche in USA, l’avamposto mondiale del capitalismo.

Per questo ho lanciato il “servizio ambientale”. Un programma statale rivolto a giovani disoccupati con un duplice obiettivo: ridurre la disoccupazione in un momento di drammatica recessione e contestualmente realizzare migliaia di interventi per la messa in sicurezza e pulizia del nostro territorio.

Arriveranno tanti soldi nei prossimi mesi. Vanno investiti in settori produttivi (l’ambiente lo è) e vanno utilizzati per migliorare le condizioni di vita degli italiani in difficoltà che sono molti di più di quel che possiamo immaginare.

Ripeto, io non sono uno statalista e credo fortemente nell’impresa privata. Degli oltre 260.000 euro che ho restituito alla collettività tagliandomi lo stipendio da parlamentare, circa 210.000 euro li ho dati a sostegno delle piccole e medie imprese private.

Ma in un momento come questo lo Stato ha il dovere di rafforzare il suo ruolo di “datore di lavoro”. La pandemia ci ha ricordato quanto la salute sia la cosa più importante che abbiamo e quanto lo Stato sia fondamentale in determinati momenti.

Ebbene il programma “servizio ambientale” è collegato a questo. Da un lato serve a rafforzare l’ambiente e quindi la nostra salute e dall’altro a rafforzare le prerogative dello Stato in un momento in cui è necessaria la sua forza.

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